A Evian ieri è stata l’ultima giornata del G7. “Si sono chiusi i lavori di un vertice molto importante dei cui risultati sono soddisfatta”, ha detto presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa, sottolineando che “abbiamo lavorato bene insieme con una convergenza che non era scontata: credo debba essere una ottima notizia per tutti”. “Non sappiamo se sarà necessaria domani” l’autorizzazione del Parlamento per una missione a Hormuz“, ha aggiunto Meloni. “Ci sono 60 giorni di tempo, quello che più o meno si è discusso è di vedere come va in questi 60 giorni e valutare in corsa se e quando partire”.

Nel primo incontro tra Trump e Meloni, sostengono le fonti, non ci si è concentrati su singoli aspetti, ma ci si è limitati a un “utile scambio” nel corso del quale la premier italiana ha ribadito “quel principio di unità dell’Occidente che è assolutamente necessario in questo momento di grandi crisi internazionali”, principio chiarito “da entrambe le parti”. Nei momenti di pausa “ci saranno occasioni di approfondire ulteriormente”. E comunque, in futuro, sono previsti altri confronti.

Meloni ha chiesto a Trump di mantenere buoni rapporti “senza lanciare segnali“, in maniera strategica. In questi mesi “c’era stata una certa chiarezza da parte di Meloni su alcune uscite pubbliche del presidente” Trump, in riferimento a quelle sul Papa, ed “è stato chiarito da parte di entrambi come è importante in questa fase il concetto di unità su cui” la premier “insiste sempre e crede realmente”.

Tra Meloni e Trump c’è stato più di un incontro

Nel corso della conferenza stampa di fine summit era stata la stessa Meloni a rivelare l’ennesimo faccia a faccia col tycoon: “Ci sono state diverse occasioni di confrontarci in questi due giorni, l’ultima qualche minuto fa”. Al termine dell’incontro, si vede nel video, Meloni e Trump sorridenti si salutano stringendosi la mano.

Fonti diplomatiche italiane fanno sapere che tra Meloni e Trump c’è stato un “incontro di chiarimento” senza “battute né scherzi”. Perché in fondo le cattive relazioni nuocciono a entrambi. All’Italia che aveva scommesso su una postura internazionale più sbilanciata su Washington che su Bruxelles e che, in caso di rottura, si troverebbe senza alleati di peso. A Trump perché il governo Meloni, dopo la fine dell’era Orbán in Ungheria, è quello con un minimo di peso rimasto tra gli Stati membri a poter rappresentare la posizione americana ai tavoli comunitari.