Gli effetti diretti della guerra in Medio Oriente che hanno portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al conseguente aumento dei prezzi del petrolio potevano essere sfruttati diversamente? Secondo l’ONG Greenpeace la risposta è un secco sì, ma perché?

L’aumento dei prezzi del petrolio non ci ha insegnato nulla? La critica di Greenpeace

La guerra iniziata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha avuto delle ripercussioni dirette sull’economia e sulla stabilità geopolitica. Uno degli argomenti ampiamente dibattuti, specie in questa fase, è legata proprio alla dipendenza dai combustibili fossili. Molte organizzazioni, così come tanti attivisti, hanno “sfruttato” l’occasione per ribadire un concetto espresso da tempo: le energie non rinnovabili come il petrolio non possono garantire una certezza futura. Anche se volessimo sottrarre dall’equazione il fattore inquinamento, quanto sta accadendo oggi ci fornisce ulteriori motivazioni per confermare la tesi. I combustibili fossili rappresentano una fonte di energia instabile ed eccessivamente suscettibile alla questione geopolitica e la guerra in Medio Oriente ce l’ha confermato. Dipendere, quindi, da un’energia simile come può garantire sicurezza?

Da qui nasce la critica mossa da Greenpeace contro i Paesi europei, poiché non hanno sfruttato l’occasione per puntare sulle energie rinnovabili. L’organizzazione denuncia «una profonda incoerenza strutturale nella risposta alla crisi energetica della guerra in Iran da parte dei Paesi dell’UE esaminati». I Paesi a cui fa riferimento sono Paesi Bassi, Grecia, Spagna, Germania, Svezia, Portogallo e Irlanda. Nessuno di loro ha presentato «piani pienamente allineati con la transizione». Anzi, aggiunge l’ONG, si sono impegnati a destinare maggiori risorse al «salvataggio fossile».

Il contesto spagnolo è migliore, ma non sufficiente

Nel contesto spagnolo, ad esempio, Pedro Sánchez ha strutturato un piano prevalentemente di natura fiscale. Per ora questo appare come il pacchetto «più completo e con più risorse» presentato dai Paesi dell’UE. Ciononostante, un portavoce di Greenpeace ha dichiarato a Euronews: «Sebbene la decisa scommessa sulle rinnovabili degli ultimi anni abbia protetto il Paese dall’aumento del costo della bolletta energetica e siamo meglio preparati rispetto ad altri Paesi del nostro intorno, con il 75% dei consumi energetici ancora fossili e importazioni annue di circa 22 miliardi di euro, la Spagna resta intrappolata in fonti energetiche volatili e inquinanti che danneggiano l’economia, le tasche dei cittadini e il clima».

Pertanto, anche se la Spagna si è impegnata a implementare le energie rinnovabili, lo ha fatto senza un’adeguata pianificazione. L’assenza di quest’ultima, quindi, continua a generare conflitti interni e benefici concentrati nei grandi gruppi industriali. La transizione energetica non può funzionare semplicemente sostituendo alcune fonti con altre: è necessaria una pianificazione territoriale e sociale perché funzioni. Nel complesso, quella di incentivare l’uso di energie inquinanti è una tendenza di tutti i Paesi. Anche gli sconti fiscali per combattere la povertà energetica non solo hanno un costo elevato, ma presentano anche un’efficacia non garantita.

La transizione energetica verso le rinnovabili non può avvenire senza una pianificazione precisa

Sono necessarie delle «soluzioni radicali che proteggano la popolazione e l’economia dall’avidità del settore fossile», si legge ancora nel documento. Puntare su strumenti differenti, quali «la tutela dei redditi, il rafforzamento del trasporto pubblico, una riqualificazione energetica e il sostegno al settore agricolo» possono fare effettivamente la differenza. «È inoltre imprescindibile promuovere un’elettrificazione intelligente e inclusiva in mano ai cittadini e aumentare le imposte sulle imprese che inquinano di più e che più hanno beneficiato della speculazione negli ultimi mesi», aggiunge. Le soluzioni, quindi, esistono. Tuttavia, è necessario compiere il primo passo verso una regolamentazione precisa e volta davvero verso il cambiamento. In caso contrario potremmo dire che anche l’ennesimo conflitto che ha avuto ripercussioni dirette sulla vita dei cittadini non ci ha insegnato a sufficienza.

Stefania Cirillo