I colloqui tra Stati Uniti e Iran, che avrebbero dovuto riprendere in Svizzera già nel corso del fine settimana, sono stati sospesi a seguito della ripresa degli scontri tra i due Paesi. Lo ha riportato il Wall Street Journal, citando fonti vicine alla vicenda. Il ciclo di colloqui – viene spiegato – si sarebbe dovuto svolgere a Burgenstock tra funzionari tecnici, alla presenza dei Paesi mediatori.

L’Iran ha lanciato missili e droni contro Kuwait e Bahrein in risposta ai massicci raid americani che poche ore prima avevano colpito almeno dieci obiettivi militari e diverse località nell’area dello Stretto di Hormuz. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato gli attacchi contro le basi statunitensi, avvertendo che qualsiasi nuova aggressione riceverà una “risposta implacabile”. Washington conferma i bombardamenti e li presenta come una rappresaglia per gli attacchi iraniani contro il traffico marittimo nello Stretto. Donald Trump rilancia la minaccia: se gli Stati Uniti saranno costretti a intensificare lo scontro, “la Repubblica Islamica dell’Iran cesserà di esistere”.

Mike Waltz, ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, ha dichiarato che gli Stati Uniti non permetteranno all’Iran di “controllare illegalmente una via navigabile internazionale” come lo stretto di Hormuz. In un’intervista a Fox News, il rappresentante di Washington ha affermato che Donald Trump non “resterà a guardare mentre l’Iran continua ad attaccare il traffico marittimo internazionale senza subire alcuna reazione”

Washington continuerà a colpire le infrastrutture militari di Teheran se l’Iran continuerà a minacciare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato l’ambasciatore statunitense presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, in un’intervista a Fox News. “Se il regime iraniano pensa anche solo per un secondo che il presidente Trump resterà a guardare mentre continua ad attaccare le navi mercantili internazionali o le nostre basi senza reagire, si sbaglia di grosso”, ha aggiunto Waltz.