In Europa si apre un nuovo dibattito legato all’inquinamento da PFAS, le sostanze chimiche artificiali note come forever chemicals. Tra i principali problemi evidenziati spicca soprattutto l’incapacità di queste di degradarsi nell’ambiente. L’ONG ambientalista ClientEarth, quindi, ha deciso di presentare un ricorso al Comitato europeo dei diritti sociali (ECSR). L’accusa è rivolta alle autorità del Belgio per non aver protetto i propri cittadini dai gravi rischi per la salute legati a questi composti. Secondo i dati raccolti da The Forever Pollution Project, infatti, il Belgio registra attualmente i livelli di contaminazione da PFAS più elevati di tutta l’Europa.

Il Belgio detiene il record europeo di PFAS: perché è preoccupante?

Il ricorso punta il dito contro una condotta ritenuta scorretta che, inoltre, durerebbe da decenni. Hélène Duguy, avvocata ambientale di ClientEarth, infatti ha spiegato: «Non solo la contaminazione va avanti da molto tempo, ma abbiamo constatato che le autorità dispongono di informazioni su questa contaminazione da anni, se non da decenni, e che è stato fatto ben poco». Tra i casi citati c’è quello di Zwijndrecht, cittadina vicina ad Anversa fortemente contaminata a causa delle attività dello stabilimento della multinazionale 3M. Alcuni membri del governo fiammingo, tra cui l’attuale primo ministro belga Bart De Wever, erano stati informati della situazione già nel 2017. Ciononostante, non si è verificata nessuna risposta tempestiva.

I PFAS contano oltre 10.000 sostanze diverse, ampiamente utilizzate dall’industria per le loro proprietà idrorepellenti. Infatti, è comune trovarli in prodotti di uso comune, dalle padelle antiaderenti agli imballaggi per alimenti. Nel 2023, l’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato il composto PFOA come cancerogeno per l’uomo e il PFOS come possibilmente cancerogeno. Anche se l’Unione europea ne ha già vietato l’uso, la loro persistenza nell’ambiente continua a minacciare la popolazione. Il cancro, tuttavia, non è l’unico pericolo. Philippe Grandjean, esperto di medicina ambientale a Copenaghen, ha evidenziato come queste sostanze siano collegate ad altre malattie. Tra queste figura il diabete, l’obesità e una significativa riduzione della fertilità. «I PFAS incidono sulla salute del seme paterno, cioè sulla qualità dello sperma, e aumentano il rischio di infertilità o di aborto spontaneo», ha spiegato Grandjean. «I PFAS attraversano la placenta, quindi la madre condivide il proprio carico di PFAS con il feto, e inoltre i PFAS vengono escreti nel latte umano», ha aggiunto.

Una battaglia ambientale che diventa una questione di diritti umani

L’iniziativa in Belgio si inserisce in un quadro europeo evidentemente intenzionato a cambiare le cose. Quanto annunciato, inoltre, sembra legarsi a quanto fatto dagli esperti ONU, che già nel 2024 avevano definito l’inquinamento da PFAS negli Stati Uniti come una violazione dei diritti umani. Con questo ricorso ClientEarth punta a ottenere il divieto totale di queste sostanze in Belgio.

Un altro obiettivo evidenziato è quello di avviare un monitoraggio continuo rivolto alle categorie più vulnerabili, come bambini e donne in gravidanza. La sfida più complessa, però, resta quella delle bonifiche. Infatti, secondo un recente studio pubblicato sulla rivista Environmental Science: Processes and Impacts, anche investendo 100 miliardi di euro all’anno, l’Europa riuscirebbe a rimuovere solo una minima frazione di questi inquinanti eterni.

Stefania Cirillo