“La Nato è un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte, determinata a rafforzarsi”. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una conferenza stampa al termine del vertice Nato, ad Ankara. “Vogliamo rispettare gli impegni, lo stiamo facendo già, ma in modo sostenibile stabilendo tempi, modi, priorità in base al contesto e alle nostre possibilità. Siamo convinti che sia necessario farlo in un tempo come questo. È tempo che l’Ue garantisca la propria sicurezza da sola non per far un favore a qualcuno ma per non dipendere da nessuno”, ha proseguito Meloni.
Ma ha precisato: “Se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori, quindi più sicurezza ma anche più lavoro qualificato, più ricerca e non assegni all’estero”.
L’argomento è di certo sensibile, infatti, di fronte ad alcune domande la premier risponde con sarcasmo: “Quanto sarei disposta a spendere senza vincoli di spesa? Se mio nonno avesse le ruote…“. Meloni ribadisce che la spesa per la difesa è essenziale, ma trova “ri-di-co-le” le accuse delle opposizioni sulla “chiusura degli ospedali per comprare le armi”.
Meloni ribadice che il contributo dell’Italia alla Nato è al 2,8% del PIL
La premier ha spiegato che l’Italia si è presentata al vertice “con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza“. L’aumento è dovuto in parte a un ricalcolo delle spese in sicurezza all’interno della difesa, come consentito dall’Alleanza.
Il contributo dell’Italia alla Nato ha comunque tenuto a sottolineare, va oltre “il pur importante esercizio contabile” e fa del Paese “un fornitore di sicurezza e un alleato credibile“. E ancora la premier ha ricordato i quasi tremila militari italiani impegnati nei principali teatri dell’Alleanza.
“Noi siamo la nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la Nato è impegnata“, ha affermato.
Meloni ha inoltre ribadito l’attenzione dell’Italia al fianco sud, definendo il Mediterraneo allargato una “frontiera strategica” per la sicurezza collettiva, e ha confermato la disponibilità italiana a fare la propria parte anche sulla crisi nello Stretto di Hormuz, “nel quadro già indicato dal governo e con gli eventuali passaggi parlamentari necessari, al netto delle ultime pessime notizie sulla crisi in Iran”.
E alla domanda su un’ipotetica richiesta oggi delle basi su territorio italiano per voli Usa impegnati nel teatro di guerra iraniano ha ribadito: “Abbiamo detto che non avremmo partecipato all’attacco all’Iran, non stiamo partecipando e non parteciperemo”.
Cos’ha detto sull’Ucraina e su Trump
Quanto all’Ucraina – nei confronti della quale la premier ribadisce il pieno appoggio dell’Italia – Meloni ha spiegato che al vertice con i Volenterosi “andrà – credo – il ministro degli Esteri Tajani: non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia”. Per quanto riguarda gli aiuti militari “l’Italia proseguirà, credo che il ministro Crosetto stia facendo una valutazione in questo senso”.
Sulle recenti polemiche con il presidente Usa Donald Trump, invece la premier ha gelato i cronisti: “Avevo detto che non sarei tornata sull’argomento e non torno sull’argomento”. Ma sottolinea: “Non mi pento di nulla di quello che ho fatto”.
E ha aggiunto: “L’investimento politico l’ho fatto per convinzione sull’unità dell’Occidente. Non è strategia che ho messo in campo con l’arrivo di Trump, ma che ho con tutti i miei interlocutori. Con Trump ci sono affinità, dall’immigrazione alla cultura woke. Le cose stanno andando come abbiamo visto ma non cambio idea”.





