Il fantasy è da sempre una delle ambientazioni più amate nel mondo dei giochi da tavolo. Draghi, cavalieri, antichi regni e creature leggendarie continuano ad affascinare giocatori di ogni età, offrendo esperienze capaci di trasportarci in mondi ricchi di avventura e mistero. Negli ultimi anni, però, sempre più editori hanno scelto di ispirarsi anche a celebri opere letterarie, con l’obiettivo di trasformare romanzi di successo in vere esperienze ludiche.
Non sempre questo passaggio risulta semplice. Realizzare un buon gioco ambientato in un universo narrativo tanto amato significa riuscire a rispettarne l’identità senza sacrificare la qualità delle meccaniche, evitando che il peso della licenza finisca per oscurare il valore del gameplay.
È proprio questa la sfida affrontata da Mistborn, deckbuilding game firmato da John D. Clair e pubblicato in Italia da Devir Games, ispirato alla celebre saga fantasy di Brandon Sanderson.
In questo titolo vestiremo i panni di potenti Allomanti, individui capaci di ottenere straordinarie abilità bruciando metalli, mentre ci muoveremo tra le nebbie di Scadrial per completare missioni, affrontare gli avversari e dimostrare la nostra superiorità.
Ma sarà riuscito a trasformare uno dei sistemi magici più affascinanti della narrativa fantasy in un gioco da tavolo all’altezza delle aspettative?
Scopriamolo insieme.
Mistborn
Autore: John D. Clair
Editore italiano: Devir Games
Giocatori: 1-4
Durata: 30-60 minuti
Età consigliata: 13+

Mistborn – Ambientazione & Contenuto
Per apprezzare davvero Mistborn non è necessario conoscere i romanzi di Brandon Sanderson, anche se chi ha già avuto modo di leggere la saga riconoscerà fin da subito luoghi, personaggi e numerosi riferimenti all’universo di Scadrial.
Ci troviamo infatti in un mondo dove il cielo è costantemente coperto dalla cenere e fitte nebbie avvolgono le città durante la notte. In questo scenario dominato dal Lord Reggente, alcuni individui possiedono il dono dell’Allomanzia, un’antica forma di magia che permette di acquisire poteri straordinari consumando specifici metalli.
Ed è proprio questo elemento a rappresentare il cuore dell’intero progetto.
Mistborn non si limita infatti a utilizzare l’ambientazione come semplice cornice narrativa, ma cerca di trasformare il sistema dell’Allomanzia in una vera meccanica di gioco. Ogni metallo possiede caratteristiche differenti e permette di attivare effetti specifici, offrendo ai giocatori numerose possibilità strategiche durante la partita.
Aprendo la scatola troviamo:
- 4 plance Addestramento dei giocatori;
- 4 personaggi con abilità uniche;
- 4 segnapunti Vita;
- 82 carte Mercato;
- 40 carte iniziali;
- 8 carte Missione formato grande;
- 1 carta Dominanza;
- 1 carta Lord Reggente;
- 36 carte dedicate alla modalità cooperativa e solitario;
- segnalini Metallo;
- segnalini Atium;
- segnalini Moneta;
- cubetti in legno per il tracciamento;
- quadrante del Lord Reggente;
- regolamento.

Mistborn – Come si gioca
Una volta preparata l’area di gioco, ogni partecipante sceglie uno dei personaggi disponibili, riceve il relativo mazzo iniziale e la propria plancia, sulla quale verranno gestite le riserve di metalli e i punti vita. Al centro del tavolo vengono invece collocate le carte Mercato, le Missioni e tutti i segnalini necessari allo svolgimento della partita.
L’obiettivo sarà accumulare il maggior numero di Punti Vittoria completando missioni, acquistando nuove carte e sfruttando nel modo migliore le abilità offerte dall’Allomanzia.
La partita si sviluppa attraverso turni piuttosto rapidi. Nel proprio turno si pescano le carte fino a raggiungere la mano prevista e si giocano quelle che riteniamo più utili, cercando di costruire combinazioni sempre più efficaci.
Le carte rappresentano il vero motore del gioco. Alcune permettono di ottenere Monete, indispensabili per acquistare nuove carte dal Mercato; altre consentono di infliggere danni agli avversari, guadagnare metalli o attivare abilità particolari. Come in ogni deckbuilding, anche qui il nostro mazzo iniziale sarà piuttosto limitato, ma turno dopo turno avremo la possibilità di renderlo sempre più efficiente eliminando le carte meno utili e aggiungendo quelle che meglio si adattano alla strategia scelta.
La caratteristica che distingue Mistborn da molti altri giochi dello stesso genere è però la gestione dei metalli.
Durante la partita potremo ottenere diverse riserve di metallo, che non rappresentano una semplice risorsa da spendere, ma il mezzo attraverso cui attivare gli effetti più potenti delle carte. Ogni metallo è associato a specifiche capacità e dovremo quindi decidere con attenzione quando utilizzarlo e quando, invece, conservarlo per un turno successivo.
Immaginiamo, ad esempio, di avere in mano una carta che ci permette di sfruttare l’Acciaio. Se disponiamo del metallo necessario potremo attivarne l’effetto completo, ottenendo un vantaggio decisamente superiore rispetto all’utilizzo base della carta. In caso contrario dovremo accontentarci della sua azione standard oppure ripensare completamente il nostro turno.
Ed è proprio questa gestione delle risorse a rendere ogni decisione particolarmente interessante. Non sarà sufficiente acquistare le carte più forti, ma bisognerà costruire un mazzo capace di alimentarle nel momento giusto.
Durante la partita entreranno in gioco anche le Missioni, uno degli elementi che indirizzano maggiormente le strategie dei giocatori. Completarle permetterà infatti di ottenere preziosi Punti Vittoria, spingendoci spesso ad adattare il nostro piano di gioco in base agli obiettivi disponibili piuttosto che concentrarci esclusivamente sull’accumulo di carte.
Naturalmente non mancherà l’interazione con gli altri partecipanti. Alcune carte consentono di colpire direttamente gli avversari riducendone i punti vita, mentre altre permettono di ostacolarne lo sviluppo o di sottrarre opportunità particolarmente interessanti dal Mercato. Pur non essendo un gioco di combattimento vero e proprio, sarà importante osservare costantemente ciò che stanno costruendo gli altri giocatori.
Una volta terminata la partita, si procederà al conteggio dei Punti Vittoria ottenuti attraverso le missioni completate, le carte acquisite e gli altri bonus previsti dal regolamento. A vincere sarà naturalmente il giocatore che avrà saputo sfruttare nel modo più efficace le proprie capacità di Allomante, costruendo un motore di gioco efficiente e adattandosi meglio alle opportunità offerte durante la partita.

Titoli di coda
Trasformare un’opera letteraria in un gioco da tavolo non è mai un compito semplice. Da una parte c’è la necessità di rispettare un’ambientazione amata da milioni di lettori, dall’altra quella di realizzare un titolo che sappia divertire anche chi non ha mai sfogliato un romanzo della saga. Mistborn riesce in buona parte di questo intento, proponendo un deckbuilding che trova nella gestione dell’Allomanzia il proprio elemento distintivo.
L’idea di utilizzare i metalli come risorsa da amministrare durante la partita aggiunge infatti un livello decisionale che va oltre il semplice acquisto di nuove carte. Ogni turno richiede di valutare non solo quali effetti attivare, ma anche quali risorse conservare per le azioni successive, rendendo la costruzione del proprio mazzo strettamente legata alla capacità di pianificare.
Anche il sistema delle Missioni contribuisce a differenziare le partite.
Pur rimanendo un deckbuilding piuttosto accessibile, il gioco invita ad adattare continuamente la propria strategia agli obiettivi disponibili, evitando che tutte le partite seguano lo stesso sviluppo.
Dal punto di vista del ritmo, Mistborn scorre con naturalezza. Dopo i primi turni, necessari per prendere confidenza con l’iconografia e con il funzionamento dei metalli, la partita procede senza particolari rallentamenti, alternando momenti dedicati allo sviluppo del proprio motore di gioco ad altri in cui l’interazione con gli avversari assume un ruolo più importante.
Chi conosce già i romanzi di Brandon Sanderson apprezzerà sicuramente i numerosi richiami all’ambientazione e ai suoi protagonisti. Allo stesso tempo, però, il gioco riesce a funzionare anche come titolo indipendente, senza richiedere alcuna conoscenza dell’universo narrativo per essere compreso e apprezzato.
Naturalmente non si tratta di un deckbuilding rivoluzionario. Alcune meccaniche richiamano elementi già visti in altri esponenti del genere, ma la loro integrazione con il sistema dell’Allomanzia riesce a conferire al gioco una propria identità, distinguendolo da molte produzioni che si limitano a sfruttare una licenza famosa come semplice elemento estetico.
Mistborn è quindi un titolo che può soddisfare sia gli appassionati della saga sia chi è alla ricerca di un deckbuilding di peso medio, caratterizzato da regole accessibili ma capace di offrire decisioni interessanti nel corso della partita. Pur non reinventando il genere, riesce a trovare una propria personalità grazie a un’ambientazione ben integrata con le meccaniche, confermando come una buona licenza possa rappresentare un valore aggiunto quando viene messa al servizio di un progetto solido.
Have a good game!





