Addentriamoci nella grotta lugubre di Polifemo per scoprire un mondo di terrore e bellezza. Il gigante mostruoso, figlio del vendicativo Dio del mare è frutto di un incredibile lavoro. Scopriamo le tecniche utilizzate per realizzarlo e i modelli registi a cui Christopher Nolan si è ispirato per dargli vita, dopo quasi 2000 anni.
L’Odissea: un mondo etereo in cui non c’è CGI
«Se esistesse davvero, come sarebbe?». Con questa domanda si può riassumere il grande lavoro cinematografico che Christopher Nolan fa nei suoi film. In Odissea ad attirare particolarmente l’attenzione è la scena del ciclope Polifemo, sapendo che il regista ricorre alla CGI solo dove strettamente necessario. Dopo le discussioni nate dall’assenza del celebre tranello di Ulisse, “Nessuno”, legata anche alla scelta di Nolan di usare un inglese moderno e colloquiale, ci si chiede come il gigante sia stato realizzato concretamente.

La risposta stupirà, ma no, non è stato realizzato in CGI. In realtà, scelta precisa del regista, è stata quella di non utilizzare Green screen sul set e quindi di utilizzare la realtà nuda e cruda. Come racconta a Noos, ad Alberto Angela, il regista si è ispirato a Pasolini e a film come Il vangelo secondo Matteo. La macchina da presa è in spalla e segue la realtà così come le si rivela.
I luoghi, i trucchi scenici
L’Odissea, in egual modo, vuole essere un atto di amore e di rivelazione filmica. Secondo quanto riportato da Empire e ripreso dalla stampa internazionale, per la scena di Polifemo Nolan avrebbe utilizzato una struttura pratica alta circa 6 metri, pensata per restituire agli attori la scala reale del Ciclope. L’aspetto fisico anche tra la collocazione dell’occhio e il naso storto è molto importante. La pelle è segnata da cicatrici e l’anatomia complessivamente è credibile.
Nell’intervista rilasciata a Rai 1 si è parlato anche dei luoghi. La Grotta di Nestore, nei pressi della spiaggia di Voidokilia, è stata la location scelta da Nolan per l’incontro tra Ulisse e Polifemo. La cavità naturale, legata a diversi miti greci, offre un ambiente coerente con la dimensione primordiale del poema. A rendere più complesse le riprese fu anche la presenza di migliaia di api all’ingresso della grotta, come racconta nell’intervista. Matt Damon ha raccontato che bisognava attraversare una sorta di “tenda” di api per entrare e che il ronzio si sente anche nel film. Dentro la grotta c’erano inoltre 40 pecore, dettaglio che rese l’ambiente umido, pesante e maleodorante. Nolan ha spiegato che, una volta spostata la roccia davanti all’ingresso e calato il buio, l’atmosfera diventava davvero opprimente.
La scena più impressionante
Il momento in cui Ulisse e la sua ciurma finiscono nella grotta di Polifemo è uno degli apici di tensione di The Odyssey. Il film di Nolan mescola diversi registri cinematografici e qui sceglie di puntare sull’horror. La musica, dominante per gran parte del film, nella scena della grotta si riduce molto, lasciando spazio ai rumori naturali e ai lunghi silenzi. L’unica luce che illumina la caverna proviene dal fuoco acceso all’interno e i movimenti del ciclope sono lenti, pesanti, quasi sospesi, aumentando il terrore dell’attesa. Il rumore delle ossa masticate, quando Polifemo divora i compagni di Ulisse, è particolarmente percettibile.

Da Goya a Guillermo Del Toro
Christopher Nolan ha ammesso di avere imparato da Guillermo del Toro come realizzare sullo schermo le creature. Il regista ha spiegato di essersi ispirato al suo approccio: «Un mostro non è un mostro. Bisogna approcciarsi a loro come a qualsiasi altro personaggio». E di fatti ciò che stupisce di questa creatura è la sua plasticità, così realistica e concreta, ma anche l’aspetto fiabesco, gotico. Il limite che separa Nolan da Del Toro, proprio in quella grotta si assottiglia magicamente. Per questo il lavoro sugli effetti speciali e sugli effetti visivi è stato cruciale. Nolan ha raccontato di volere che i responsabili di questi reparti lavorassero insieme fin dalla fase di progettazione, con l’obiettivo di girare il più possibile direttamente in camera e dare al pubblico «un motivo per credere». C’è anche chi ci ha visto le tinte e le forme del mondo di Tim Burton. Ricordiamo per esempio la scena della metamorfosi attuata dalla maga Circe (la strega che strasforma i compagni di Ulisse in maiali) quanto si approssimi alle metamorfosi di BeetleJuice. Il mondo del fantasy e quello del gotico in questi registi è straordinariamente simile. La lezione neogotica sembra esser perfettamente assimilata da Nolan in questo film. A corroborare lo studio sul neogotico ci sarebbe anche l’arte pittorica: musa ispiratrice di molte inquadrature.
Sempre per ritrarre Polifemo, il regista si sarebbe ispirato in particolare al dipinto Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya. Nolan ha rivelato che quell’immagine era appesa al muro durante lo sviluppo del personaggio: «Quello è stato davvero la nostra ispirazione. Lo avevamo appeso al muro. Ogni volta che introducevamo una nuova tecnologia, era la prima cosa che mostravamo».
La scelta di un vero attore
La troupe ha scelto di fare interpretare Polifemo all’attore e mimo americano Bill Irwin. Si tratta di un maestro del linguaggio del corpo, che ha permesso di dare al Ciclope movimenti credibili e una presenza fisica diversa da una creatura creata soltanto digitalmente. Nolan ha spiegato che Irwin è rimasto sul film per un mese: «Oltre a essere un grande attore, è un mimo, un clown, sa usare la sua fisicità. È stato l’essenza del personaggio». Irwin, che aveva già lavorato con Nolan in Interstellar dando vita ai robot, ha quindi fornito la base fisica e performativa del Ciclope.
Ode all’artigianato
Tutto questo dimostra quanto lavoro mastodontico sia servito a intessere dinuovo la tela de l’Odissea. Ma anche quanto sia possibile, nonostante il progresso, fare un passo indietro. Cercare la bellezza attraverso i vecchi metodi. Dalle pesantissime telecamere IMAX al ritrovato utilizzo degli animatronics. L’artigianato cinematografico non è mai stato così celebrato come in questo film. E questo è uno dei tanti motivi per cui l’Odissea di Nolan segnerà per sempre la storia del cinema post-moderno.





