Le condizioni in cui versano le persone a Gaza peggiorano di giorno in giorno. La situazione in cui sono costretti a vivere rende impossibile provvedere alle esigenze di prima necessità. Ogni fattore è strettamente correlato all’altro. L’assenza di alimenti e di acqua potabile, l’impossibilità a tutelarsi dal caldo e la mancanza di igiene rendono la sopravvivenza impossibile. In correlazioni a questi fattori, si aggiunge una diffusione su larga scala della varicella. I medici avvertono che il focolaio ormai è estremamente esteso.
A Gaza i casi di varicella sono in costante aumento: i fattori che aumentano il contagio
I bambini, soprattutto quelli nati durante o in prossimità del genocidio condotto da Israele, sono i soggetti più a rischio. Molti, infatti, non hanno potuto ottenere i vaccini — anche obbligatori — per poter essere tutelati dalle malattie. Questo li rende fisicamente deboli e vulnerabili. In sole due settimane sono stati registrati circa 9.300 casi in oltre 130 strutture sanitarie. I medici, però, suggeriscono che l’epidemia potrebbe essere ben più estesa di quanto suggeriscano i numeri. A contribuire attivamente alla diffusione, riferisce il cluster sanitario delle Nazioni Unite, è l’estremo sovraffollamento, le temperature estreme e lo scarso accesso all’acqua pulita. Durante lo stesso periodo di riferimento le équipe sanitarie hanno evidenziato oltre 18.000 nuovi casi di malattie infettive della pelle in tutta la Striscia, tra cui pidocchi e scabbia. Eppure, nessuno di loro è in grado di tutelarsi o provvedere all’isolamento.
Secondo i dati dell’ONU, circa 1,7 milioni di persone vivono in oltre1.600 siti di sfollamento nella Striscia di Gaza. L’attuale condizione potrebbe essere addirittura una sottostima, riferisce il pediatra Sharif Mattar. Ad oggi anche i trattamenti lenitivi per alleviare il prurito causato dalla varicella sono praticamente assenti. Le conseguenze sono inevitabili: erezioni cutanee, fastidio e aumento del disagio nei bambini. Oltre ciò, la diffusione della malattia può causare serie complicazioni alle donne incinte o al feto, in un momento in cui l’assistenza medica specializzata è estremamente limitata. L’OMS riferisce che il sistema sanitario di Gaza possiede una capacità limitata a causa dei continui danni alle strutture. Anche se le équipe mediche si stanno sforzando per riuscire a distribuire i medicinali a disposizione, la risposta potrebbe non essere sufficiente, soprattutto a fronte della rapida diffusione.
Stefania Cirillo





