Terzo episodio di Talking Pictures, la rubrica che da voce alle immagini. Oggi ci tuffiamo nella vita privata di uno dei grandi cantanti folk degli anni ’60. Puntata dedicata a Walk the line, biopic sulla vita del grande Johnny Cash.
Il film diretto da James Mangald non può essere definito come un complesso ritratto di vita dell’animo di Johnny Cash ma è sicuramente un opera capace di analizzare bene il profondo sentimento di abbandono che ha attanagliato la vita della star americana. Fin dall’infanzia il piccolo JR è affiancato dalla figura del fratello, bastone su cui appoggiarsi per crescere, poco dopo quest’ultimo perderà la vita e tutto il film ripercorrerà il disperato tentativo di Johnny Cash (Joaquin Phoenix) di non esser solo nell’affrontare la vita, alla ricerca di qualcuno su cui contare. JR, apparentemente, non è mai solo; sul palco è sempre circondato da qualcuno e anche a livello visivo, nelle inquadrature è sempre affiancato da “una spalla” come a sottolineare la totale incapacità di rimanere solo con se stesso. I momenti di solitudine sono esclusivamente autodistruttivi, morbosi e impulsivi. Si sposa giovanissimo cercando di avere qualcuno a fianco ma si renderà ben presto conto che invece di un porto sicuro ha trovato un carcere inquieto. Un matrimonio finto, plasticoso dalle pareti color pastello come gli abiti che veste sua moglie come le pareti che dipingono la stanza della giovane ventenne quando accettò la proposta di matrimonio di Cash. Un amore banale perché semplice, idealizzato come privo di lotte ma trasformato in un arena tra gli istinti di lui e i timori di lei. I timori di una moglie che vuole suo marito realizzato. Cerca di sfuggire alle male lingue del padre di lui. I suoi occhi da prima compassionevoli si tramutano in occhi giudicanti che allineandosi con quelli del padre di Cash disprezzano l’operato del figlio perché ribelle e privo di disciplina. Johnny non cammina dritto sulla “strada del signore”. Il fratello predicatore è morto, steso sotto metri di terra e il padre barcolla perché alcolizzato. JR riesce al massimo a barcollare sotto effetto di droga e non riuscirà mai a rialzarsi se non prima di cadere in un lago di fallimenti. Verrà soccorso da June Carter (Reese Whiterspoon). Per lei che il ragazzo dell’Arkansas inizierà rigare dritto (I walk the line). Il rapporto tra loro due e travagliato e non sempre affine. Lei timorata di Dio, viene da due divorzi e teme i giudizi delle persone nell’America bigotta degli anni ’60. Sposata ma già da tempo sente di amare Cash ma l’amore le brucia l’anima per il rimorso. O forse è la paura che le brucia le interiora? Sicuramente è la droga a bruciare il corpo e lo spirito di Cash che vede scomparire tutto davanti a se. Nell’opera sentiamo molto del primo repertorio di Johnny Cash che sottolinea la differenza tra ribalta e retroscena; i testi pieni d’amore e di belle speranze sono l’opposto del tormento della vita dell’autore perché JR anche se sa come la musica non possa giudicarlo ha paura di mostrasi per quello che è realmente. Solo successivamente si renderà conto come quella libertà e felicità agognata nei suoi testi altro non è che un inno dei sofferenti che non possono esprimersi quindi molto di più di banale musica per adolescenti. Alla fine dopo una disintossicazione alla Trainspotting avviene il tanto agognato lieto fine che lascia l’amore in bocca. La proposta di matrimonio sopra al palco elimina i confini che fino ad allora si erano creati, sembra anch’essa finta perché spettacolarizzata. Nell’ultima scena Johnny guarda sua moglie pescare ma lui è distante da lei. Lui non pesca, beve una birra ed è felice perché è sereno con il padre. Forse più che un amore la vera svolta del film è la serenità con i suoi genitori momento che ingenuamente non ci viene mostrato.
Quinto De Angelis





