Inutile girarci attorno, l’industria cinematografica Hollywoodiana è allo sbando. Nessuna idea, zero originalità, la creatività degli autori stritolata dai produttori che hanno in mente una sola cosa: fatturare.

Approfitto di una voce diffusasi negli ultimi giorni nell’ambiente cinematografico per parlare di un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Pare che la Disney abbia ingaggiato Rhett Reese e Paul Wernick, sceneggiatori di Deadpool, per occuparsi del reboot dell’intera saga di Pirati dei Caraibi. Mentre orde di fan scandalizzati gridano all’oltraggio perché si è deciso di lasciare Johnny Depp a casa, io grido allo scandalo per ben altri motivi.
La Maledizione della Prima Luna è un film del 2003, ha solo 15 anni. L’ultimo capitolo della saga, La Vendetta di Salazar, è del 2017, a malapena un poppante. Quale sarebbe lo scopo di un remake? Artistico? Intrattenimento puro? Nulla di tutto ciò, qui si parla di soldi, milioni di dollari incassati grazie a un mare di persone pronte ad ingozzarsi dell’ennesimo prodotto spazzaturiale fatto passare per alta cucina. Pensate che io stia esagerando? Beh, non è così, il panorama cinematografico americano è desolante. Pare che non esista nient’altro che cine-comics, film Disney e cadaveri riesumati di franchise anni ’80 che oltre a essere metaforicamente muti puzzano pure di vecchio.
Al loro confronto, molto più interessanti sono i prodotti originali delle piattaforme di streaming online. È evidente che il contesto produttivo di Netflix è ben più libero rispetto a quello di una qualsiasi major con sede a Los Angeles.
Ma non c’è limite al peggio. Pare che a qualcuno sia venuta la malsana idea di rimettere in scena un film del 2003, che chiunque conosce, di cui tutti sanno le battute a memoria, un film ben fatto con dei personaggi iconici e riconoscibili. Tutto sembra gridare una sola cosa: questo remake non s’ha da fare, non ha alcun senso.
Purtroppo il mio appello resterà inascoltato. Hollywood è alla frutta, si cerca disperatamente di risucchiare qualche spicciolo dalle tasche degli spettatori prima di esalare l’ultimo respiro. Forse è un bene. Che questo film (o se non questo un altro al suo posto) sia la pietra tombale del moderno cinema americano.
Pare che nessuno ricordi che il Cinema è Arte, non un remake.





