A. E. van Vogt, famoso scrittore di fantascienza che aveva dato il via a quella nota a tutti come l'”Epoca d’oro della fantascienza”, ci lasciava il 26 gennaio del 2000. Oggi InfoNerd lo ricorda ripercorrendo la sua storia e il valore che ha avuto per la letteratura di fantascienza.

La storia di A. E. van Vogt

Nato in una famiglia di mennoniti canadesi il 26 aprile 1912, A. E. van Vogt passerà un’infanzia senza mai mettere radici al seguito del padre, un legale, che per lavoro era costretto a trasferirsi continuamente insieme alla famiglia.

Nonostante la sua accanita lettura di riviste di fantascienza, e in particolare di Amazing Stories, Van Vogt nel 1932 si avvicina all’attività di scrittore con racconti d’avventura e d’amore che vengono regolarmente pubblicati su True Story sotto pseudonimo.

(Copertina del numero di Astounding Science-Fiction in cui compare il primo racconto di fantascienza di van Vogt, Il distruttore nero)
(Copertina del numero di Astounding Science-Fiction in cui compare il primo racconto di fantascienza di van Vogt, Il distruttore nero)

Il suo debutto nel mondo della fantascienza avviene nel 1939 con il racconto Il distrutto nero, apparso sulla rivista Astounding Science-Fiction di John W. Campbell.

A. E. van Vogt e la fantascienza

Dopo il suo debutto con Il distruttore nero (definito come il racconto che diede inizio all’Epoca d’oro della fantascienza), che colpirà così tanto John W. Campbell da dedicare al racconto di un debuttante la copertina della rivista di quel numero, la carriera di van Vogt come scrittore di fantascienza prende il decollo.

(Copertina del numero di Astounding Science-Fiction in cui compare Slan di A. E. van Vogt)
(Copertina del numero di Astounding Science-Fiction in cui compare Slan di A. E. van Vogt)

A. E. van Vogt continuerà ad essere un assiduo collaboratore di Astounding Science-Fiction, tanto che nel 1940 uscirà sempre su quella rivista uno dei suoi romanzi più celebri, Slan!.

(Copertina del ciclo dei Fabbricanti di armi di A. E. van Vogt)
(Copertina del ciclo dei Fabbricanti di armi di A. E. van Vogt)

Nel 1941 decise di dedicarsi completamente al suo lavoro come scrittore di fantascienza e nel corso del tempo darà vita al ciclo dei Fabbricanti d’armi.

A. E. van Vogt e il ciclo del Non-A

Il ciclo del Non-A, considerato come il capolavoro di van Vogt, è composto da tre romanzi: Il mondo del Non-A, Le pedine del Non-A e Il mondo del Non-A 3.

(Copertina di una delle edizioni de Il Mondo del Non-A di A. E. van Vogt)
(Copertina di una delle edizioni de Il Mondo del Non-A di A. E. van Vogt)

A. E. van Vogt scrive questo ciclo dopo essere stato colpito dalla lettura di Science and Sanity: an Introduction to Non-Aristotelian Systems and General Semantics del filosofo Alfred Korzybski, e decide di creare un mondo dove gli abitanti del pianeta terra anno deciso di seguire le teorie di costui. Van Vogt, come altri della sua epoca, era stato molto colpito dalle idee di Korzybski, allo stesso modo in cui anche altre idee affini, che paventavano la possibilità di aumentare le capacità degli esseri umani, avevano avuto il loro picco di gloria.

(Foto di Alfred Korzybski)
(Foto di Alfred Korzybski)

Sarà per questo che L. Ron Hubbard, scrittore di fantascienza coevo noto ai più per l’essere stato il fondatore della Chiesa di Scientology, riuscì a captarlo nell’organizzazione di quella che sarà la nota futura religione; anche se l’autore del Non-A lascerà poco dopo un iniziale impegno.

A. E. van Vogt, il ritorno alla fantascienza del 1963 e la morte

Congiuntamente agli eventi che lo videro partecipe del movimento dianetico di L. Ron Hubbard, van Vogt si prende un momento di pausa dalla fantascienza: quel periodo sarà per lo più caratterizzato dalla pubblicazione di racconti e romanzi scritti in precedenza. Sarà solo nel 1963, con l’invito di Frederik Pohl, che il nostro scrittore si ridedicherà alla scrittura, anche se – a distanza di anni dall'”Epoca d’oro della fantascienza” – i suoi racconti sembrarono fuori fase rispetto al gusto che si era sviluppato in quel contesto storico.

(Copertina di una delle ultime opere di A. E. van Vogt, Computerworld)
(Copertina di una delle ultime opere di A. E. van Vogt, Computerworld)

Il 26 gennaio 2000, A. E. van Vogt si spegnerà nel suo letto, all’età di 88 anni.

La fantascienza di A. E. van Vogt e le sue “previsioni”

Nelle opere di A. E. van Vogt ci sono sempre state due costanti: l’idea che il mondo fosse sempre in pericolo e necessitasse di un singolo eroe destinato a essere usato come pedina finale per lo scacco matto ai “cattivi”; e l’uso di interi sistemi di pensiero o di vita basati su una nuova “mitologia scientifica” (anche pseudo-scientifica).

(A. E. van Vogt)
(A. E. van Vogt)

La cosa che, e questa volta parlo in prima persona, piace di van Vogt è portare fino agli ultimi termini le teorie che circolavano nel suo periodo storico e che infondevano la speranza che ci sarebbe stato veramente un progresso positivo dell’umanità grazie a una scoperta scientifica radicale e facile da apprendere per tutti. Una fiducia che prima o poi ci sarebbe stato qualcosa di potente come l’energia nucleare, ma salvifico per l’umanità.

(Dettaglio del primo libro del ciclo del Non-A di A. E. van Vogt in cui l'autore immagina delle protesi in plastica del torace e del cranio, esattamente come quelle prodotte oggigiorno con le stampanti 3D)
(Dettaglio del primo libro del ciclo del Non-A di A. E. van Vogt in cui l’autore immagina delle protesi in plastica del torace e del cranio, esattamente come quelle prodotte oggigiorno con le stampanti 3D)

Tra un colpo di scena dopo l’altro, era il significato recondito di quella possibilità e l’immaginare una sua applicazione ad ampio spettro a spingere il lettore ad andare a vedere fin dove si sarebbe arrivati. E poi si giunge alle spiegazioni finali di certi avvenimenti, che non ti convincono magari, e magari sembrano strane, ma che comunque sono spiegazioni imprevedibili… e forse per quello alla fine ti convincono.

(Dettagli di La città immortale di A. E. van Vogt in cui l'autore immagina l'allunaggio nel 1973, sbagliando di soli 4 anni rispetto alla realtà)
(Dettagli di La città immortale di A. E. van Vogt in cui l’autore immagina l’allunaggio nel 1973, sbagliando di soli 4 anni rispetto alla realtà)

In più, ma questo è tipico di un po’ tutto gli autori di fantascienza “lungimiranti”, da persona nata alla fine del XX secolo, le opere di A. E. van Vogt sono strabilianti per le “previsioni del futuro”: ne “La città immortale” sbaglia la data del vero allunaggio di 4 anni, prevedendola nel 1973; mentre nel ciclo del Non-A immagina quello che è a tutti gli effetti un tablet con delle cartelle digitali da poter aprire toccando lo schermo, mentre dall’altra parte immagina la possibilità di esseri umani con parti in plastica rimodellate alla perfezione per sostituire la calotta cranica e il torace.

(Dettaglio dell'ultimo libro del ciclo del Non-A di van Vogt in cui l'autore immagina qualcosa simile a un tablet)
(Dettaglio dell’ultimo libro del ciclo del Non-A di van Vogt in cui l’autore immagina qualcosa simile a un tablet)

A. E. van Vogt: tra critiche e ammirazione

In molti criticarono van Vogt, tanto che uno scrittore come Damon Knight nel 1945 scriverà: “Come scrittore van Vogt non è affatto un gigante come si dice: è solo un pigmeo che usa una gigantesca macchina da scrivere”. Alcuni gli contestavano le storie banali o incoerenti, criticandolo anche dal punto di vista stilistico e tecnico; ma questo non toglie che van Vogt avesse anche degli ammiratori di un certo calibro.

(Damon Knight)
(Damon Knight)

Philip K. Dick, noto autore di fantascienza di cui noi di InfoNerd abbiamo avuto modo di parlare in un articolo riguardo all’influenza delle sue opere in Black Mirror – Bandersnatch, manifestò sempre un’ammirazione nei confronti dell’autore che con i suoi scenari instabili e con l’incoerenza mostrava dei mondi simili al mondo reale, il quale è ingannevole e imprevedibile.

(Philip K. Dick)
(Philip K. Dick)

Lui stesso racconta, in Pulce d’acqua, un incontro avvenuto con A. E. van Vogt durante il quale quest’ultimo affermò: “le rivelerò un segreto, i miei finali sono al di sopra della comprensione umana”.

a cura di Eleonora D’Agostino