Conferenza stampa al cinema Adriano per “Brave ragazze” di Michela Andreozzi.
Il signor Freud ha ipotizzato che le bambine in età infantile soffrono di un fallocentrico disturbo psicologico che le immetterebbe nel pervicace mondo della sessualità. Il processo neurologico in questione è l’invidia del pene che le piccole donne si trovano a sopportare quando si rendono conto della differenza ginecologica ch determina la vita. Ebbene l’ingenua si ritrova a bramare il membro a tal punto da desiderare il padre e odiare la madre. Poi questa turba passa ma il patronismo imperante non tollera che queste brave ragazze si considerino parimenti agli uomini e le soggioga fintantochè queste ritornano bambine e si ripresenta il volere virile con lo scopo di opprimere il maschio padroneggiante.
Negli anni ottanta quattro brave ragazze avignonesi in barba a Jung e al suo complesso di Elettra si travestono da uomini e operano una metaforica bobbitizzazione rapinando una banca ottenendo il loro universale riscatto di genere. Michela Andreozzi ne ricava un film di rara uniformità che coniuga in armoniosa sincronizzazione l’emozionale dualità dell’esistenza che alterna il dramma alla commedia. “Brave ragazze”, doveroso ripeterlo, tratto da una necessaria storia vera, è l’estrema volontà di quattro amiche esasperate e vilipese di cambiare la loro vita. Siamo a Gaeta, Anna, Ambra Angiolini, è una madre sola, delusa e disoccupata; Chicca, Ilenia Pastorelli che in questo film come afferma in conferenza stampa non è più la ragazza di…, insomma non è più al servizio di un complemento di specificazione, è omosessuale e sfugge a se stessa attraverso una corazza granitica che la circonda; Caterina, Silvia D’Amico, sorella di Chicca, è la componente razionale del gruppo, che contrappone una sicurezza d’intenti interna ad una balbuziente insicurezza esterna; e Maria, Serena Rossi, come la stessa commenta, è una donna devota, devota alla madonna e al marito Giuseppe, Massimiliano Vado, che sfoga la sua brutalità ferina sul volto mariano della dolce consorte.

Le brave ragazze sono affiancate da due bravi ragazzi che rappresentano l’uomo positivo. Don Backy, Max Tortora straordinario, parroco del tempio di San Francesco e l’ispettore Morandi, Gianni Morandi, Luca Argentero, appassionato di Maigret, che tribola a causa di quest’ambigua banda che trasforma piazza Trianello in un vagone tranviario. “Brave ragazze” bilancia maniacalmente ogni dettaglio del susseguirsi degli eventi senza sfociare nel ridicolo o nella pietà. Tifiamo per queste donne ma non perchè le compatiamo ma perchè la loro forza pervade lo spettatore e sprona a reagire con loro. Un’introspezione inedita dell’animo femminile in crisi che si ribella e vince anche quando tutto sembra perduto. Il film è un sunto di tutte le infamie che la donna deve subire ogni giorno per giustificare il suo sesso barbaramente ritenuto debole, ed è difficile e terribile vivere continuamente sulle soglie di un pozzo a confine con il bararatro.
Michela Andreozzi da un ritaglio di giornale ricava una fiaba a lieto fine dove il principe azzurro sono quattro brave ragazze di una potenza commovente. Menzione speciale per la stessa regista che si ritaglia un cameo eccezionale da segretaria veneta del commissariato. L’amicizia, la violenza, le rapine, Gaeta, Albano e Romina, giubbotti americani e bigodini sono gli organi di un corpo perfetto che la Andreozzi padroneggia con agilità adolescenziale e saggezza senile. Che brave ragazze.





