Dal sette novembre “Gli uomini d’oro” con Fabio De Luigi, Giampaolo Morelli e Edoardo Leo.

Nel milleottocentoquarantotto James Wilson Marshall un modesto lavoratore del New Jersey contrasse una rara forma influenzale allora ignota che finì per contagiare un bacino importante della popolazione americana. Venne denominata la febbre dell’oro e molti disperati, derelitti, contagiati da Canada e dintorni inondarono biblicamente la California, detentrice della cura, che ne trasse prodigiosi proventi senza però restituirne ai poveri forestieri in cerca di benessere. Fino al milleottocentocinquantacinque vite bituminose e putrescenti venivano abbandonate alla ricerca di un sogno metalizzato e abbacinante. Questi uomini dell’oro partivano affidandosi alla speranza di quel fiume di Mida di un canarino intenso.

Vincenzo Alfieri regista de "Gli uomini d'oro" foto dal web. Uomini oro.
Vincenzo Alfieri regista de “Gli uomini d’oro” foto dal web

Quel sogno seppur tramutatosi in metafora agguanta con protervia molti insoddisfatti che alla California sostituiscono ben altri espedienti. “Gli uomini d’oro” di Vincenzo Alfieri racconta la classe di questi insoddisfatti a cui la vita genera rancore verso la vita, che hanno bisogno di guadare un fiume illusorio e precario per tornare ad essere. Torino, millenovecentonovantasei, Luigi, bacchico autista portavalori, sogna la pensione in Costa Rica. Ma la pensione costa e la ricca opportunità a delinquere inevitabilmente si manifesta. Un tarchiato postino in pensione, un impiegato asservito al quotidiano, un couturier malavitoso e un ex pugile orsuto sono i componenti della solida banda alla ricerca dell’oro. Componenti di valore, al pari del carico da predare, in quanto impersonati da Giuseppe Ragone, Fabio De Luigi, Gian Marco Tognazzi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli il pantagruelico sognatore.

Gian Marco Tognazzi ne "Gli uomini d'oro" foto dal web. Uomini oro
Gian Marco Tognazzi ne “Gli uomini d’oro” foto dal web

Vincenzo Alfieri, attore in primis e regista in fieri, dopo I peggiori, gira questa rapina noir in una Torino che sembra Chicago. Dal sette novembre in sala “Gli uomini d’oro” è un ulteriore auspicio per la rinascita di un cinema di genere in Italia di qualità, esportabile e culturalmente condivisibile. Abbiamo viaggiato a lungo e adesso stiamo scavando, e l’oro è sempre più vicino.