“Scappa-Get Out” verrà trasmesso stasera su Italia 1 alle 21:20. Perché recuperare l’ansiogeno ma anche ironico esordio horror di Jordan Peele?
Se penso a un film come “Scappa-Get Out“, mi rendo conto che la politica fa davvero venire i brividi oggigiorno. Lo sapete voi come lo so io grazie ai media.
La questione legata alle discriminazioni razziali rimane un sempreverde al riguardo e in particolare da quando Donald Trump è diventato Presidente degli Stati Uniti.
Hollywood ha chiarito più volte la sua posizione al riguardo. Dal film che narra la storia d’amore degli Obama a racconti di emancipazione femminile e non solo.
La lista prosegue e ci sono poi titoli particolari come questo “Get Out”.

Prodotto dalla Blumhouse Productions (compagnia specializzata in “pellicole” horror che ci ha regalato film quali la serie di “The Purge” e “Split” di Shyamalan), l’esordio alla regia del comico Jordan Peele è alquanto curioso.
Non tanto per quello che vuole raccontare (la satira sul liberalismo americano e sul fenomeno del “trumpismo”) ma per il Come ce lo mostra.

Sfruttando un registro grottesco da cinema horror (Peele ha citato come modello principale “La notte dei morti viventi” di Romero), “Get Out” unisce l’orrore con un umorismo perfido e diventa così un prodotto piacevole anche se un po’ anomalo.

L’Horror è uno dei generi cinematografici più difficili d’apprezzare poiché possiede quegli archetipi e cliché che, personalmente, non apprezzo vedere ripetuti infinite volte.
Il film di Peele ne possiede qualcuno ma, ciò nonostante, il film di Peele punta molto sull’estremo e sfrutta poco per dire molto (pochi attori e location ridotte al minimo).
Non rinunciando a una sottile ironia che offre diversi momenti davvero gustosi e che non stonano con il lato più lugubre della vicenda.

Non parliamo di uno humor “da cartone animato” alla Sam Raimi o surreale (stile “Quella Casa nel Bosco”) ma più graffiante poiché indirizzato verso l’attualità.
“Get Out” è un ottimo esempio di esordio cinematografico riuscito: imperfetto lo è di sicuro ma quantomeno è convinto delle sue scelte e la voglia di raccontare una storia ce l’ha. Scusatemi se non è poco.

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