La corea ha adottato una strategia di contenimento del Coronavirus: mossa liberticida o esempio da cui possiamo imparare?

Stando al bollettino odierno, siamo il secondo stato con più contagi dopo la Cina. Sud Corea e Iran sono scesi dopo il nostro Bel Paese, vuoi per struttura demografica o altri fattori legate alla diffusione di informazioni.
La Corea del Sud ha registrato venerdì 107 nuovi casi d’infezione al nuovo coronavirus, aggiornando i nuovi minimi da oltre due settimane: secondo il Korea Centers for Disease Control and Prevention (Kcdc), il totale supera le 8.000 unità, a 8.086. 

Grafico della diffusione del Coronavirus – fonte: google


In Corea del Sud, comunque dopo l’esplosione iniziale la curva dei contagi ha già iniziato a flettere. Finora sono morti 66 pazienti su 7800 ,contro i nostri 827 morti su 12500 contagi.

L’approccio della Corea è ben descritto in questa conferenza stampa condivisa su YouTube dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Corea e Coronavirus, una conferenza dell OMS – Youtube

La strategia coreana è basata su tre pilastri:

Informazione continua e chiara:

L’informazione è chiara, semplice, più finalizzata ad erudire sul fatto che ad allarmare. La situazione è comunicata con grande trasparenza. L’enfasi sul social distancing è molto forte. Le informazioni sono trasmesse continuamente attraverso conferenze stampa e comunicati estremamente dettagliati (molto diversi dai nostri stringati bollettini di guerra). I cittadini infatti rispondono molto bene. La mancanza di informazione genera confusione e sfiducia. Informazione completa e trasparente rassicura le persone e le rende più cooperative.

Sistemi di geolocalizzazione:

Il Korean Center for Disease Control (KCDC) ha organizzato un sistema di raccolta di informazioni geolocalizzate per il tracciamento dei contatti dei contagiati. I potenziali contagiati e i viaggiatori che entrano nel paese devono scaricare una app per riportare volontariamente ogni giorno eventuali sintomi e la propria posizione. La parola d’ordine è: isolare gli infetti (e quindi trovarli). Per la formazione sociale dell’Europa Centrale questa può sembrare una mossa un po’ limitante della libertà personale, ma i risultati ci sono (nostro malgrado). In ogni caso gli spostamenti sono fortemente limitati, sia interni alla nazione che al livello internazionale. Per intenderci: quel che è avvenuto per ben due volte a Milano, sarebbe stato impedito con ogni mezzo. Nella Conferenza (visionabile sopra) la Corea si definisce ancora una società democratica, tuttavia considera le circostanze sufficienti a “valutare misure più radicali”.

Intervento sanitario capillare:

Lo stato mette a disposizione test mirati, rapidi e precoci. Il KCDC è in grado di effettuare fino a 20.000 test rapidi al giorno. Dire che siano a disposizione forse non è totalmente preciso. I testi sono obbligatori e si può ritracciare chi ne necessita grazie alla misura del precedente punto.
Chi ha sintomi viene testato a casa e, in caso di contagio, curato in isolamento (per evitare che contagi la sua famiglia). Nessuno è stato lasciato a casa a guarire da solo. Grazie al sistema di tracciamento, tutti i contatti dei contagiati sono rintracciati e testati rapidamente. Anche in questo caso la nostra democrazia liberale potrebbe storcere il naso, ma in temi così difficili bisogna ammettere che risultati sono eccellenti. Il tasso di letalità è ora del 0,7%, mentre in Lombardia ha superato l’8%.

Un’immagine dell’app per il controllo del Coronavirus in Corea – fonte: arirang live

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