Da sempre l’essere umano nel momento del “passaggio” dei propri cari tra la vita e la morte esorcizza questo avvenimento con rituali, laici o religiosi, che sono diventati patrimonio comune del nostro vivere sociale. Anche la letteratura ha contribuito a stabilire un immaginario escatologico, salvifico e sepolcrale di riferimento. Si pensi alle vivaci immagini dantesche, a quelle solenni foscoliane o ancora ai più moderni epitaffi di Edgar Lee Masters.
Il paesino di Spoon River
La raccolta di Edgar Lee Masters fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti nel 1915. Arrivò in Italia solo qualche anno più tardi, nel 1943, grazie a Cesare Pavese e Fernanda Pivano che ne curarono la traduzione e aggirandone le censure fasciste. Si tratta di una raccolta di più di duecento componimenti poetici nella forma dell’epitaffio ovvero la forma dell’iscrizione sepolcrale. Attraverso i loro epitaffi gli abitanti di questo paesino di fantasia, raccontano le loro vite.

Spoon river, il capolavoro di Lee Masters
Qui vi è già la grande particolarità del capolavoro di Lee Masters: mentre l’epitaffio classico è un encomio del defunto, in questo caso gli epitaffi raccontano le vite di chi non c’è più, narrando persino gli aspetti più meschini e deteriori della vita stessa. La morte diventa l’occasione per parlare liberamente di quella è stata la loro vita e in ognuno dei personaggi vi è un bisogno di ricerca, che non si è placato con la morte. Scrive Pavese:
Edgar Lee Masters avrebbe guardato ai suoi morti non con compiacenza malsana o polemica ma con consapevolezza austera e fraterna del dolore di tutti, della vanità di tutti, e a tutti fa pronunciare una confessione ma non per cavarne un documento scientifico o sociale ma soltanto per sete di verità umana”.

Il confronto Dante – Lee Masters
In questo senso i temi portanti dell’Antologia di Spoon River sono la verità, l’autenticità e il bisogno di ricerca che non cessano neppure dopo la vita. In questo senso è interessante un rapido confronto tra i morti di Spoon River e quelli di Dante: come già detto, i primi continuano, attraverso gli epitaffi, la loro ricerca personale, interrogandosi e interrogando il lettore, interpretando cosi la morte come un prolungamento della vita stessa.
I secondi che pure sono tratteggiati in maniera vivissima e che anche sembrano continuare a vivere, mai si pongono domande e sommessamente accettano di fronte a Dio il loro destino. Prospettive finalistiche diverse.
Le città con Coronavirus di oggi come nuove Spoon River?
I recenti avvenimenti che hanno colpito il nostro Paese nelle ultime settimane, hanno ferito profondamente tutta la cittadinanza e suggestionato il nostro immaginario sollecitato dalle immagini drammatiche che i mass media ci propongono quotidianamente. Detto senza orpelli, le immagini più drammatiche sono quelle che provengono dagli ospedali e dalle tristi sfilate dei feretri a cui si è assistito.
Unanime è stato il sentimento di cordoglio e vicinanza verso le vittime di questa pandemia che si è espresso in molteplici modi: dai classici necrologi, ai messaggi sui social, al cordoglio delle istituzioni fino naturalmente al compianto dei propri cari. Alcune nuove forme di espressione moderne sono state equiparate all’antico epitaffio. Ma tutto ciò è sufficiente a creare un nesso tra Spoon River e la situazione attuale?

La letteratura come nesso emozionale nelle città con Coronavirus
La risposta è no. Per i detti motivi gli epitaffi di Spoon River raccontano storie. I tweet o le frasi facebook di oggi trasmettono le emozioni di chi ha subito una perdita ma non raccontano una storia. Nonostante per le famiglie ogni perdita rappresenti una storia, nel complesso dell’emergenza il gran numero di vittime sembra aver lasciato un vuoto “anonimo”.
Ciò è aggravato dall’impossibilità di eseguire le funzioni religiose che stabiliscono il senso di appartenenza di un gruppo sociale, mentre Spoon River è caratterizzato dal tema della coralità poiché l’individuo è inserito in un contesto ben riconoscibile. Nonostante si sia letto qualche affascinante parallelismo, esso pare stringente solo ad uno sguardo superficiale. Rimane suggestivo il nesso emozionale che è stato creato con la poesia sepolcrale, che si ripete, è valido solo a livello estrinseco e forse personale.
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