Quando il Napoli vinse la Coppa Uefa nel 1989 non riscrisse solo la storia del club, ma di un’intera città. Era la prima volta che una squadra del Sud riusciva a vincere in Europa e lo fece riscattando idealmente milioni di tifosi che avevano subito anni ed anni di discriminazioni. Oggi ripercorriamo le tappe più significative di quell’impresa.

Napoli, dallo Scudetto mancato alla Coppa Uefa

Il primo maggio del 1988 è una data che tutti i napoletani ricordano ancora con estrema amarezza. Il “ciuccio”, dopo aver corso in solitaria per tutto il campionato, si faceva battere e superare dal Milan di Sacchi, vittorioso per 3-2, e capace di strappare gli applausi del pubblico nonché lo Scudetto dalle maglie azzurre.

La squadra era crollata sotto il peso dei dissidi interni tra l’allenatore, Ottavio Bianchi, e i giocatori. Corrado Ferlaino decise allora per una vera e propria epurazione, mandando via Bagni, Garella e Giordano, protagonisti del primo scudetto, e li rimpiazzò con Alemao, Crippa e Giuliani. Il Napoli che si apprestava ad iniziare la nuova stagione era dunque un animale ferito e nessun avrebbe immaginato che, di lì a pochi mesi, avrebbe compiuto un’impresa epocale: far conoscere il calcio del Mezzoggiorno a tutta l’Europa.

Quarti di finale: la rimonta sulla Juventus

Napoli-Juventus era stato un vero e proprio “cult” della seconda metà del decennio: le sfide a distanza tra Platini e Maradona, la memorabile punizione a due che “El Dios” insaccò all’incrocio sbalordendo Tacconi, la prima vittoria partenopea al “Comunale”, sono ricordi indelebili per chi ha vissuto quegli anni.

Ora le due squadre si sarebbero trovate una di fronte all’altra nel doppio incrocio dei quarti di finale. Si trattava di un’ideale resa dei conti. Il Napoli aveva già spodestato la Juventus dal trono di regina d’Italia e poteva ora imporle la propria supremazia anche in campo internazionale. Il cammino in Coppa era iniziato in modo tortuoso e perfino l’astro di Maradona non aveva brillato. Sotto i colpi degli azzurri erano caduti in serie il Paok, il Lipsia e il Bordeaux, ma spesso con sconfitte di misura. Dall’altra parte i ragazzi di Zoff, riversate tutte le energie nella Coppa, si presentavano all’appuntamento forti di un 7-3 complessivo rifilato all’Atletico Bilbao.

Quando il Napoli si presentò a Torino il primo marzo del 1989 l’andamento della partita rispettò il rendimento delle due squadre fin lì. Le gambe dei campani apparivano imballate e la Juventus ebbe vita facile nell’imporsi con un perentorio 2-0 grazie ad un potente destro di Bruno dal limite e ad un autogol di Corradini.

Maradona-Carnevale-Renica

Nel ritorno di due settimane dopo non c’erano solo undici uomini a tentare l’impresa: un intero stadio era pronto a sospingerli con cori e canti che facevano tremare anche il terreno circostante. La partita fu un monologo degli azzurri che misero al tappeto gli avversari con un travolgente 3-0. Prima Maradona su rigore, poi Carnevale con un tiro da fuori e Renica, di testa, completarono la rimonta sui bianconeri. Quella vittoria, se non altro per il suo carico emotivo, segnò uno spartiacque definitivo: il Napoli si sentiva finalmente pronto a primeggiare anche in Europa.

Napoli-Stoccarda: la vittoria dei napoletani nel mondo

La finale contro lo Stoccarda rappresenta il lieto fine di quella favola picaresca che fu il Napoli in Coppa Uefa. Tanti napoletani vivevano sulle sponde del Neckar come ospiti indesiderati, vittime di xenofobia e, spesso, dell’incapacità di comunicare. Chissà quante volte si erano trovati nell’imbarazzo di dover scandire meglio una parola a causa di un accento incerto, dalle sfumature vernacolari. La sera del 17 maggio, però, un’intera folla si riversò fiera nelle strade di Stoccarda e le tinse di azzurro, consapevole che non ci sarebbe stato nulla da nascondere. Il Napoli era uscito vittorioso dal San Paolo per 2-1 e si presentava in Germania pronto a difendere quell’importantissimo gol di vantaggio.

Al ritorno il Napoli andò subito in vantaggio con Alemao e, dopo il momentaneo pareggio di Klinsmann, chiuse i conti con le reti di Ferrara e Careca. Sarebbe stato un trionfo assoluto sennonché De Napoli, da buon napoletano, decise di onorare l’ospitalità teutonica concedendo agli avversari il pareggio. Prima un autogol, poi un goffo contro-assist per la testa di Schmaler fissarono il punteggio sul 3-3.

Stoccarda-Napoli 3-3, la gara del trionfo

L’impresa era compiuta. Il Napoli si era imposto al mondo praticando il verbo universale del calcio. Nell’estasi azzurra aveva trovato gloria anche un altro napoletano, avversario quasi per sbaglio: Maurizio Gaudino, figlio di emigrati, a segno nella gara d’andata in cui scambiò anche la maglia con Maradona. Napoli aveva trionfato sfruttando le sue doti migliori: la generosità, lo spirito di resilienza e anche un pizzico di furbizia nel pallone che Maradona fece carambolare sul braccio di Schafer in area di rigore. Quella Coppa Uefa rimane tuttora l’unico trofeo continentale del Napoli, ma siamo sicuri che nessun tifoso azzurro scambierebbe le emozioni di quella sera con una bacheca più prestigiosa.