La Edoardo Molinari Golf Academy sta proseguendo con le interviste a giocatori e personaggi del golf, stranieri e italiani. Oggi è stato il turno di Matteo Manassero.
Matteo Manassero: l’intervista
Ciao Matteo, data la situazione hai qualcosa per praticare a casa?
Mi sta arrivando la rete, quindi per ora sto puttando e provando il putt armlock ma sto facendo più attività fisica, che di solito trascuro. Ora però voglio tornare a sentire il feeling con la palla e l’impatto, spero tra qualche settimana.
Masters 2010 da dilettante, raccontacelo.
Abbiamo fatto prova campo insieme, con te e Chicco. Ero ancora in un periodo dove tutto è una novità ed è bello, facendo passare la pressione in secondo piano. Tutto è positivo ed una nuova scoperta. Poi come caddie avevo Alberto Binaghi che mi ha aiutato parecchio. La pressione c’era ma era positiva, non dormi la notte perché non vedi l’ora di andare sul tee della 1. Una volta in campo è come essere nel paese dei balocchi, la pressione va via ed entra in gioco la gioia del momento.

Passi pro mesi dopo e conquisti la carta con 7 inviti, poi la vittoria, com’è stato?
Avevamo giocato insieme a Crans, dove finii terzo e presi la carta. Qualche settimana dopo sono andato in Spagna e vinsi. Ero in una fiducia assurda, aiutata dal fatto che qualsiasi cosa venisse era già tantissimo, giocavo giorno per giorno vivendo qualcosa di nuovo. Non mi aspettavo neanche di vincere, e giocavo tranquillo con tante emozioni fantastiche. L’ultimo giro comunque mi aspettavo di vincere perché ero lì, in vetta, prima no. Tutto ciò è arrivato perché stavo facendo le cose bene.
Dopo la Spagna vinci in Malesia, a Singapore e poi Wentworth. In prova campo giocammo insieme e non giocasti bene, poi cos’è successo?
Allora, sui green ero al top, ma non stavo giocando bene. La chiave della settimana è stata il venerdì nel vento terribile, dove ho tenuto alla grande e mi ha fatto svoltare, acquisendo fiducia man mano che andavo avanti. Arrivato al playoff finale ho avuto la reazione istintiva di giocare totalmente sereno. La tensione c’era durante le buche regolamentari alla 17 ed alla 18, dove non volevo mancare l’opportunità di andare al playoff, difatti non ho sbagliato nulla. La buca poi in televisione sembra più facile ma è molto delicata.
Dopo Wenthworth eri all’apice, nei primi 30 al mondo. Poi cos’è successo?
Son passati tanti anni. Ho vissuto esperienze da non rifare, imparando da esse. Prima, dal 2009 al 2013, non sapevo cosa voleva dire avere dei dubbi. Dopo il 2013 ho iniziato a guardare ai primi 20 per vedere cosa cambiare. Erano tutti più forti, potenti e completi di me. Così decisi di cambiare, e non era il momento giusto per farlo probabilmente. In campo ho bisogno di avere tutto sotto controllo e nei primi anni non avevo destabilizzazioni: quello mi è mancato tantissimo. La scelta penso che sia stata naturale e non la cambierei anche tornando indietro. Sono comunque testardo e in quel momento dovevo riuscire a fare quello, dove tutto era rivolto verso l’alto. Così sono arrivati i dubbi e il mio gioco ha iniziato a zoppicare.

Eri con Alberto fino all’anno scorso, ora sei con James Ridyard, come ti trovi e su cosa stai lavorando?
Finendo il discorso sono arrivato ad un punto dove avevo bisogno di un nuovo inizio. Con Alberto ho vissuto momenti fantastici e per me è come se fosse un terzo genitore. L’ultimo periodo facevo fatica a seguirlo, non lavoravamo bene e mi sono sentito di dover cambiare. La decisione non è stata semplice e non avevo idea del chi scegliere come nuovo coach. Così, chiedendo a Chicco, sono entrato in contatto con James e mi è piaciuto il suo approccio: creare delle solide basi di tecnica per poi poter esprimere tutto il talento che si possiede grazie ad esse. Sono soddisfatto di quello che stiamo facendo: mi piace il fatto di essere tecnici ma con il concetto-base di liberare tutto durante lo swing.
Quest’anno hai giocato?
Ho fatto due mini gare sul PGA del Catalunya dove ho giocato male, ma ho visto dei punti positivi. Un passo alla volta, la strada sarà lunga.
Vedi il golf come lavoro o sempre come un gioco con la voglia di divertirti?
Lo vedo diversamente, ma non lo vedo come un lavoro che mi pesa. Ora lo analizzo un po’ di più, anche divertendomi però cercando di capire i perché di determinati aspetti. Ad un certo punto tanti anni di Tour ti cambiano. Ora mi piace capire determinati concetti e vedere i piccoli miglioramenti in campo pratica. Sono più pronto ad affrontare il campo, si cambia anche con l’età. Vedo che la mia attitudine in generale è cambiata.
Consigli di lasciare la scuola ad un ragazzino di 16 anni che vuole passare pro?
Domanda molto tosta, potremmo parlarne a lungo. Premetto che non ci sia giusto o sbagliato. Sono convinto che nelle carriere sportive ci sono alcuni treni che passano ed è importante coglierli. Se hai l’occasione di avere 7 inviti sul Tour nel momento migliore della tua carriera, non puoi lasciare un’opportunità del genere. Altrimenti continui con il liceo e poi puoi andare negli USA al college dove il livello è buono. Si avrà la possibilità di confrontarsi con un mondo simile al professionismo, dove devi già fare 68. È giusto lasciarsi entrambe le porte aperte. Dipende da troppe cose comunque.
Qual è il colpo più bello della tua carriera?
Ero alla terza buca del playoff a Singapore. L’ultimo drive… è successo qualcosa di sovrannaturale. un colpo infinito su una linea 5 metri più a sinistra di dove la volevo, permettendomi di tirare poi il legno 3 al green. Importantissimo anche il rescue di Wentworth, sotto tanta pressione, che mi ha permesso di vincere.
Che consiglio daresti ad un ragazzino che vuole passare pro?
Di circondarsi delle persone giuste perché sei sempre via da casa. Devi essere seguito da persone molto fidate. Essere metodici nell’allenamento e molto equilibrati. Le possibilità nel golf sono infinite, le gare sono tantissime. Se sto facendo le cose bene, una possibilità ce l’avrò perché la stagione è lunga con 25 gare. Serve equilibrio ed essere presenti nel momento.
Ultima domanda: consiglio ad un dilettante di circolo?
Approcci e putt: tante persone arrivano vicino al green e poi si perdono. Dal bunker molti hanno problemi. Intorno al green fanno tanti pasticci: quindi fate tanto gioco corto.
Grazie della chiacchierata e ti auguro di rivederti presto su un campo.
Anche io, speriamo di vederci presto.
(Fonte: Edoardo Molinari Golf Academy in live con Matteo Manassero su Instagram)
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