Si spegne un altro membro della band Grup Yorum, finito in carcere per aver protestato contro il regime di Erdogan in Turchia.

A ventuno giorno dalla morte di Helin Bolek, anche Mustafa Kocak è morto nel carcere di Sakran. Era il suo 297 giorno di sciopero della fame per protestare contro l’ingiusta carcerazione che riteneva di aver subito insieme agli altri componenti del gruppo.

Si trovava detenuto con l’accusa di terrorismo per aver manifestato contro il presidente Erdogan, colpevole di limitare la libertà d’espressione in Turchia. Kocak era stato condannato all’ergastolo.

L’accusa era quello di aver provato a rovesciare l’ordine costituzionale vigente nel paese. L’artista si era sempre dichiarato innocente e inoltre aveva più volte denunciato il fatto di essere stato sottoposto a tortura durante la detenzione. Così come Helin, Kocak aveva dedicato la sua intera vita alla musica e al gruppo di cui faceva parte, i Grup Yorum.

La band era nata nel 1985 ed era abbastanza conosciuta anche in Europa. Sembra che le persecuzioni nei confronti dei componenti della band siano iniziate a causa dei testi delle loro canzoni. 

Turchia, Grup Yorum: La loro versione di Bella Ciao era diventata il canto dei manifestanti turchi

Nei loro testi infatti, veniva manifestato un acceso dissenso per le forti limitazioni di libertà di espressione e di pensiero a cui dovevano sottostare in Turchia. Uno dei momenti più iconici della band, che li aveva resi ancora più famosi nel mondo, fu quando si ritrovarono a cantare in un live a Istanbul, la loro versione turca di “Bella Ciao”.

La canzone venne in seguito intonata e utilizzata come grido di rivolta da parte di moltissimi manifestanti turchi che aveva iniziato a radunarsi a Gezi Park. La protesta riguardava la costruzione di una caserma che andava a danneggiare quello che era considerata una delle poche aree verdi della capitale ancora intatte. Mustafa Kocak e Helin Bolek, sono morti entrambi a causa dello sciopero della fame che si erano imposti per protestare contro le ingiustizie che avevano subito.

Erdogan non ammette la libertà d’espressione, e questo è un dato di fatto

Una determinazione fuori dal comune, per opporsi pacificamente a un regime che non ammette il dissenso. La mancanza di tolleranza di Erdogan riguardo la libertà di espressione è un dato di fatto. E l’accusa che questi due ragazzi, abbiano tentato di rovesciare l’ordine costituzionale semplicemente con la loro arte, è la prova più grande di quanto sia grave la situazione in Turchia per i giovani che hanno voglia di esprimersi liberamente. 

Erdogan continua a punire chiunque non accetti la logica autoritaria del suo governo. Oltretutto di recente, il presidente della Turchia aveva liberato, con un atto di indulgenza, circa 90 mila detenuti, escludendo però tutti gli attivisti politici e gli intellettuali che si erano impegnati affinché in Turchia fosse accettata la libertà di espressione.

Una storia tremenda, due giovani morti per dei comportamenti che in Occidente, nonostante tutte le “storture” che tutti noi viviamo in un sistema più vicino alla democratura che alla democrazia, sarebbero ancora considerati normali.

Qualcosa su cui il governo italiano dovrebbe riflettere considerato che i rapporti diplomatici tra Italia e Turchia non sembrano affatto risentire di queste storie.

Ma d’altronde, Giulio Regeni docet.