La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che i singoli Stati federati potranno vietare alle atlete transgender di partecipare alle competizioni sportive organizzate dalle scuole pubbliche all’interno delle categorie femminili; negli USA, ventisette Stati su cinquanta avevano già introdotto delle leggi a riguardo. Tutto è partito dall’esame di due ricorsi presentati da studentesse che vivono in Idaho e in West Virginia. Entrambi gli Stati, infatti, impongono ai team di gareggiare in base al sesso registrato alla nascita. Uno dei due ricorsi sosteneva che il divieto violasse le tutele per la parità di diritti sancite dalla Costituzione statunitense. L’altro, invece, affermava che fosse in contrasto con le leggi sui diritti civili.
La decisione della Corte Suprema
La Corte si è espressa in merito a due questioni distinte. Nel primo caso, infatti, i giudici hanno stabilito in maniera unanime che queste normative non vadano contro una legge federale sui diritti civili, che vieta la discriminazione nell’accesso all’istruzione «sulla base del sesso». Nel secondo, invece, sei giudici conservatori hanno deciso che non ci sia stata alcuna violazione del quattordicesimo emendamento della Costituzione statunitense, secondo il quale tutti i cittadini e le cittadine devono godere della stessa protezione offerta dalle leggi. I tre giudici liberali hanno espresso parere contrario.
«La Costituzione e il Titolo IX non richiedono una revisione completa dello sport femminile in tutti gli Stati Uniti», ha scritto il giudice Brett Kavanaugh, autore della sentenza. Nella sua parziale opinione dissenziente, la giudice Sonia Sotomayor ha invece affermato che, secondo lei, la maggioranza avrebbe applicato «una visione riduttiva della parità di trattamento» allo sport.
La Human Rights Campaign (HRC), organizzazione che difende i diritti della comunità LGBTQ+, ha criticato aspramente la decisione. «Questa sentenza è straziante per gli studenti-atleti transgender, costretti a restare a bordo campo semplicemente per ciò che sono», ha dichiarato la presidente Kelley Robinson.
Donald Trump celebra la “vittoria” contro le atlete transgender
Donald Trump ha definito la sentenza una «grande vittoria». Il presidente, d’altronde, aveva reso la questione degli atleti transgender negli sport femminili uno dei punti centrali della sua campagna elettorale del 2024. L’anno scorso ha firmato un ordine esecutivo volto a vietare alle donne transgender di gareggiare nelle squadre sportive femminili di scuole e università. In seguito a tale decisione, la NCAA, l’organo di governo dello sport universitario statunitense, ha vietato alle donne transgender di partecipare alle competizioni sportive femminili.
Anche la First Lady statunitense Melania Trump ha accolto con favore la sentenza di martedì della Corte Suprema, definendola una vittoria per le donne nello sport, pur aggiungendo di sostenere i diritti degli americani gay e transgender. «America, possiamo sostenere i diritti della comunità LGBTQIA+ e al contempo tutelare le opportunità per le atlete. Rispettiamo tutti e garantiamo l’equità nello sport femminile», ha scritto sui social media. «Entrambi gli ideali sono fondamentali». Al contrario, coloro che si sono opposti ai divieti, fanno notare come questi discriminino ingiustamente gli studenti transgender e contestano l’esistenza di un consenso scientifico sul fatto che le donne e le ragazze trans godano di un vantaggio intrinseco.
Federica Checchia





