La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo dell’amministrazione di Donald Trump di restringere l’applicazione del XIV Emendamento, infliggendo una delle più significative battute d’arresto al programma presidenziale sull’immigrazione. Un duro colpo per il presidente Usa. L’abolizione di quello che era un principio basilare dell’America dei padri fondatori è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna del tycoon e uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale. Una delle sue decisioni più controverse e scioccanti che adesso viene cancellata dalla Corte Suprema
Al centro della controversia vi era l’ordine esecutivo firmato da Trump nel primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento sosteneva che i figli nati negli Stati Uniti da immigrati privi di status legale permanente o presenti con visti temporanei non dovessero acquisire automaticamente la cittadinanza americana, reinterpretando la formula costituzionale secondo cui sono cittadini tutte le persone nate negli Stati Uniti e “soggette alla loro giurisdizione”.
La Corte Suprema ha però ritenuto incompatibile questa interpretazione con il testo del XIV Emendamento e con oltre un secolo di precedenti. Decisivo rimane il caso del 1898, United States v. Wong Kim Ark, nel quale la Corte stabilì che i figli nati negli Stati Uniti da genitori stranieri sono cittadini americani, salvo limitate eccezioni – come i figli di diplomatici stranieri o di forze militari nemiche in occupazione. Quel precedente continua a rappresentare il fondamento della dottrina costituzionale sullo jus soli.
Secondo numerosi costituzionalisti, la decisione rafforza inoltre il principio secondo cui il potere esecutivo non può modificare unilateralmente il significato di una disposizione costituzionale attraverso un ordine presidenziale.
Negli anni Trump ha parlato in modo improprio di questo argomento, dicendo anche cose false o fuorvianti. Tra le altre cose ha ripetuto più volte che gli Stati Uniti erano l’unico paese così «stupido» da garantire lo ius soli: in realtà sono più di trenta, perlopiù quelli dell’America del Nord e del Sud, per motivi legati spesso alla loro storia, prima di colonizzazione e poi di immigrazione. Ma anche Pakistan, Ciad e Mozambico hanno legislazioni simili, tra gli altri. In Europa le leggi sono più restrittive, alcuni paesi come Francia, Spagna o Grecia hanno forme di ius soli con particolari condizioni, in Italia chi nasce nel paese da genitori stranieri deve aspettare il compimento dei 18 anni e seguire procedure burocratiche lunghe e complesse. La sentenza era molto attesa perché ha un impatto su centinaia di migliaia di persone. Secondo il Migration Policy Institute, ogni anno circa 250mila bambini nascono negli Stati Uniti da genitori che non hanno un permesso di soggiorno: alcuni di loro avrebbero rischiato di diventare apolidi, perché le legislazioni di altri paesi, soprattutto nel sudest asiatico, non concedono la cittadinanza ai figli di loro cittadini nati all’estero.





