Sono pochi i film capace di raccontare per davvero l’evoluzione di un paese, schiacciato dal peso della storia e dalle “colpe” delle generazioni passate, presenti e future. “C’eravamo tanto amati” è uno di questi ed è considerato uno dei capolavori (spesso imitato malamente) di quel volpone che di nome faceva Ettore Scola.

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C’eravamo tanto amati. PhotoCredit: Web

L’essere più solo al mondo

C’eravamo tanto amati” narra la storia di un’amicizia. Antonio (Nino Manfredi), Gianni (Vittorio Gassman) e Nicola (Stefano Satta Flores) sono tre individui molto diversi fra loro che sembrano essere accomunati solo da un bisogno di fare la differenza figlio di un’epoca come quella del dopoguerra (i tre si sono conosciuti da partigiani).

Insieme agli sceneggiatori Age & Scarpelli, Scola ci offre il ritratto umano di questi tre “eroi” che, per un motivo o l’altro, verranno schiacciati dal peso della vita e da una società che disconosceranno sempre di più. Una realtà italiana esplorata in molteplici contesti, spaziando dalla politica all’arte.

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C’eravamo tanto amati. PhotoCredit: Web

C’eravamo tanto amati” diventa così una pellicola quasi documentaristica che ci accompagna in una tragicomica retrospettiva delle molteplici facce dell’Italia, buone e cattive (le seconde personificate dall’orrido Romolo Catenacci di un grande Aldo Fabrizi). Mostrandoci anche l’amore per il teatro, la nascita del cinema italiano (elevato dalla passione di Nicola per il Neorealismo), l’avvento della televisione ma soprattutto presentandoci tutti coloro che volevano soltanto un futuro certo e fruttuoso che non hanno mai trovato.

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Vittorio Gassman e Aldo Fabrizi. PhotoCredit: Web

Come si diceva ai bei tempi

Ettore Scola possedeva quello che si può definire un vero dono: sapeva far parlare i suoi personaggi e, di conseguenza, raccontare le loro storie. Un regista e un autore che ha saputo narrare i lati contraddittori del nostro paese senza però mai rinunciare al gusto del racconto e all’ironia. “C’eravamo tanto amati” ne è la dimostrazione.

Con il suo clima nostalgico ma anche inflessibile, “C’eravamo tanto amati” racconta le vicende dei nostri goffi protagonisti. Rendendoli esseri umani imperfetti e pieni di sogni (spesso infranti) con cui possiamo identificarci, finendo così per amarli.

Stefania Sandrelli e Vittorio Gassman
Stefania Sandrelli e Vittorio Gassman. PhotoCredit: Web

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