Roma. Avevano costituito una cellula anarchica, eversiva anarco-insurrezionalista, che aveva come base un centro sociale di Roma, il Bencivenga Occupato, a Batteria Nomentana, e puntava a riorganizzare il movimento anarchico
Sono sette le persone arrestate dai carabinieri del Ros con le accuse di associazione con finalità di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, atto di terrorismo con ordigni micidiali ed esplosivi e altri reati.
Un arrestato sarebbe tra i responsabili dell’attentato esplosivo alla Stazione dei carabinieri di Roma San Giovanni nel 2017, rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale. L’ordigno artigianale, occultato all’interno di un termos di metallo, contenente 1,6 kg di esplosivo, aveva provocato ingenti danni all’ingresso della caserma e per poco non aveva investito con la sua esplosione una passante.
Sono le accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Roma guidata da Michele Prestipino. I provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri del Ros a cinque delle persone finite in carcere stamane: Claudio Zaccone, 33enne messinese, Roberto Cropo, 34enne torinese, Flavia Di Giannatonio, 39enne romana, Nico Aurigemma, 30enne romano e Francesca Cerrone, 31enne trentina.
“Si tratta di una cellula anarchica, un nuovo gruppo d’azione, che aveva elaborato e portato a compimento un programma eversivo cristallizzato in un documento clandestino dal titolo ‘Dire e sedire’, destinato ai compagni affini per ideologia, con cui portare avanti una ‘conflittualita’ viva e accesa”. Il gruppo mirava a “riorganizzare il movimento anarchico superando ‘ogni localismo’, per avviare una nuova fase dell’insurrezionalismo, che avvicinasse i diversi gruppi, così da colpire l’organizzazione democratica e costituzionalmente organizzata dello Stato”. Nel progetto, gli arrestati volevano anche sostenere, con atti di terrorismo, gli imputati nel processo “Panico”, conclusosi a Firenze nel luglio 2019 con pesanti condanne nei confronti degli imputati, accusati, tra l’altro, dell’attentato alla libreria “Il Bargello” (area CasaPound Italia) di Firenze, compiuto il primo gennaio 2017. Tra gli imputati del processo, grande attivismo solidale era rivolto al detenuto Pierloreto Fallanca, oggi destinatario della misura degli arresti domiciliari.
Oltre all’attentato alla stazione dei carabinieri, anche l’incendio di tre macchine Enjoy, con l’intento di colpire l’azienda Eni, nel marzo del 2019. La cellula, riconducibile al Fai, aveva anche prodotto una serie di documenti: nel mirino tutto ciò che per loro rappresentava il potere, il sistema.





