

L’operazione e la collaborazione dei PM di Reggio Calabria e di Trento hanno portato allo smascheramento di una ‘ndrina nella provincia autonoma trentina e all’arresto di 23 persone – tra cui un agente.
L’operazione Perfido
La cosca malavitosa calabrese è arrivata a mettere le mani anche sui territori collocati nel nord dello Stivale, con la stessa firma impiegata nell’estremo Sud: l’intimidazione.
Proprio grazie ad un’operazione per ordine del Tribunale di Trento, i Ros dei Carabinieri sono riusciti a smascherare ed arrestare 18 persone accusate di “associazione mafiosa in quanto appartenenti alla ‘ndrangheta nella provincia di Trento“.
L’operazione Pedigree 2
Inoltre, il coordinamento delle unità operative hanno portato all’arresto di 5 persone a Reggio Calabria, tra cui l’assistente capo della Polizia Sebastiano Vecchio. “La polizia di Stato ha, al proprio interno, gli anticorpi capaci di neutralizzare gli elementi infedeli e le mele marce. L’arresto di Vecchio e la più lampante testimonianza di questo” ha affermato il questore calabrese Bruno Magale. Si ricorda che Vecchio, tra il 2007 ed il 2012, è stato anche Consigliere comunale di Reggio Calabria, Assessore alla pubblica istruzione e Presidente dell’Assemblea consiliare di Palazzo San Giorgio. Il poliziotto indagato è accusato di essere “legato a doppio filo con la cosca Serraino e con altri esponenti della criminalità organizzata reggina, ricavando benefici elettorali ed assicurando ai suoi sodali una ventennale messa a disposizione per venire incontro alle loro più svariate esigenze“. Ma non solo: l’uomo è imputato anche di intestazione fittizia. Secondo i magistrati, l’uomo ha ricevuto dalla cosca dei pacchetti di voti in occasione delle elezioni, sfruttando “il ruolo di consigliere e di assessore comunale per garantire favori ai membri della cosca di appartenenza e agli esponenti di altre articolazioni della ‘ndrangheta reggina“.
La ‘ndrina di Lona Lases
Il coordinamento investigativo della Direzione Nazionale Antimafia e i Carabinieri del Ros hanno accertato “l’esistenza e l’operatività di una Locale di ‘ndrangheta a Lona Lases” che avrebbe messo le mani “sull’intera provincia di Trento, quale proiezione della omonima struttura operante a Cardeto, nel Reggino“. Le forze dell’ordine hanno circoscritto le loro indagini sulle ‘ndrine Serraino, Iamonte e Paviglianiti.
Secondo i Carabinieri, il processo di insediamento dei clan malavitosi del Sud, in territori dapprima lontani da tali manifestazioni di criminalità, sia spinto dalla volontà di mettere le mani su affari diversi in località floride a livello economico. Da questo, la nascita di organizzazioni definite “locali”, in quanto fedeli alle articolazioni criminali di base ‘ndranghetista, ma diverse da quelle calabresi a livello di regole di funzionamento e di forme d’iniziativa criminale. Gruppi che hanno un’autonomia decisionale ma che fanno, comunque riferimento alle “case madri”, alle quali rispondono del modus operandi.
‘Ndrangheta infiltrata nelle miniere di porfido
Secondo i Ros, la criminalità ‘ndranghetista è presente in Trentino Alto Adige dagli anni Ottanta, in particolare nella Val di Cembra, perchè attratta dalla florida industria legata all’estrazione di profido. Si è parlato dell’infiltrazione della “locale” di Lona Lases in provincia di Trento e del processo di “attività di vessazione ed intimidazione sulle maestranze; è emerso come siano state avviate operazioni speculative attraverso la commercializzazione dei semilavorati in nero e la falsificazione dei bilanci di esercizio delle imprese a loro riferibili“. Inoltre, l’associazione criminale sembra essersi inserita negli organi di governo comunale di Lona Lases così da “condizionarne l’attività politica e amministrativa“.
La maxi operazione dei militari del Ros e della Guardia di Finanza di Trento ha portato al sequestro di beni e conti correnti per un valore di circo 1,5 milioni di euro.
Chiara Bigiotti





