

La Madre, un film che unisce il giovane talento grezzo di Andrés Muschietti e l’esperienza del maestro dell’horror gotico Guillermo Del Toro, che qui figura come produttore. È stato infatti proprio lui a proporre al giovane di trasporre il suo promettente cortometraggio Mama per il grande schermo, in quello che sarebbe diventato il suo esordio cinematografico.
Del Toro guida la mano di Muschietti aiutandolo a portare in scena una ghost story su infanzia e spiriti inquieti, ma soprattutto sui legami. Questi due registi di horror hanno saputo calibrare le tinte dark fiabesche di Del Toro e il realismo di Muschietti creando una pellicola che angoscia ed inquieta offrendo tra le righe una riflessione intima sulla maternità.
La Madre: la trama
Le sorelline Victoria (Megan Charpentier) e Lily (Isabelle Nélisse) vengono rapite dal padre che ha appena ucciso la moglie. Persi in un bosco, trovano riparo in una vecchia casa disabitata dove il padre intende ucciderle. A proteggerle però interviene una presenza invisibile che da quel momento si prenderà cura di loro. Cinque anni dopo le due bambine vengono ritrovate grazie allo zio Luke (Nikolai Coster-Waldau) che non ha mai smesso di cercarle.
Luke ottiene l’affidamento delle nipoti aiutato dal dottor Dreyfuss (Daniel Kash), lo psicologo che ha in cura le sorelline, e convince la compagna Annabel (Jessica Chastain) ad accogliere in casa. Quando Victoria e Lily iniziano a sentirsi a casa, Luke e soprattutto Annabel comunciano a percepire qualcosa di sinistro aleggiare intorno a loro. Anche il dottor Dreyfuss, precedentemente convinto di un disturbo da personalità multiple di Victoria, inizia a pensare che la Mama di cui parlano le bambine non sia una doppia personalità della maggiore ma un’entità che si è legata a loro.

L’horror dei legami affettivi
Il ritmo di La Madre è costruito come un thriller intorno alla suspense angosciante che infesta le vite dei personaggi. Una messa in scena minacciosa a partire dai movimenti animaleschi della bambina più piccola per finire con una presenza stirata e scricchiolante che si aggira alle spalle, invisibile ma percepibile. Nella prima parte del film prevalgono un’aura inquietante intorno alle bambine e la tensione degli adulti, incapaci di capire, incapaci di vedere. È qui che lo spirito di Mama funziona di più, un’ombra opprimente che si staglia incombente tanto sulle bambine quanto su Luke e Annabel.
Nel momento in cui Mama viene identificata come Edith allora lo spirito fatto di ombre diventa più chiaro anche agli adulti, una creatura allungata deformata dal grido smorzato di rabbia e di dolore. Pur agendo per tenere isolate le bambine, Mama non riesce ad arginare la luce ed il calore, sebbene fievoli, delle relazioni umane. Lo zio in lotta per l’affidamento contro la ricca nonna materna, il dottore che tenta di porgere alle bambine un’occasione di innocenza, Annabel che finisce con il provare un inaspettato amore materno. Mama aggredisce perché non vuole tornare ad essere sola, non vuole perdere le sue figlie adottive.

Mama e Annabel: natura Madre e natura Matrigna
La Madre è una lotta per riprendere possesso della propria identità. Far riguadagnare l’umanità e l’infanzia alle bambine, identificare quella di Mama per capire come fermarla, ma soprattutto una lotta di identità materna, nella quale Mama e Annabel sono destinate a combattersi volto a volto per la vita delle piccole. Non era nei piani di Annabel il diventare madre, si è ritrovata ad accettare, piena di dubbi ed insicurezze, per amore del suo compagno. Di contro, Mama si identifica come tale, è la sola identità che ricorda, capace unicamente di provare un sentimento distorto di maternità. Un fantasma fratturato tra l’essere madre, Mama, e l’essere umana, Edith.
Un’identità comune e vagamente leopardiana per le donne, entrambe natura Madre e natura Matrigna. Edith, il fantasma capace di un amore contorto che ha protetto ed accudito le due bambine senza chiedere nulla loro in cambio, diventa rancorosa nel momento in cui si sente minacciata da un’altra che potrebbe prendere il suo posto. L’altra, Annabel, una matrigna per le bambine inizialmente scostante ed indifferente ma che con il passare del tempo matura una consapevolezza di sé e dei propri sentimenti per le due sorelline che la trasformano in una mamma pronta anche a sacrificarsi per proteggerle dalla minaccia. Un circolo che si apre e si chiude similmente per un inevitabile epilogo salomonico che lascia l’amaro in bocca.

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Articolo a cura di Eleonora Chionni





