Nell’estate del 2019 Netflix aveva annunciato l’inizio delle riprese di una nuova miniserie drammatica con protagonista la particolarissima Anya Taylor-Joy, attrice sempre più apprezzata. E dopo quest’ultima prova, sicuramente anche più desiderata. La miniserie sarebbe stata un adattamento del romanzo del 1983 di Walter Tevis, The Queen’s Gambit, tradotto poi in italiano come La regina degli scacchi.

Il titolo originale strizza l’occhio ai giocatori, e anche quello italiano non lascia dubbi sulla trama. Il che potrebbe essere un deterrente per tutti coloro che al mondo degli scacchi non appartengono. Ma la miniserie, con le sue lunghe sette puntate, da quando è stata rilasciata sulla piattaforma lo scorso 23 ottobre ha totalmente eclissato la concorrenza.

La regina degli scacchi - Photo Credits: PopSugar
Benny Watts (Thomas Brodie-Sangster) e Beth Harmon (Anya Taylor-Joy) – Photo Credits: PopSugar

Cos’è il fenomeno “La regina degli scacchi”?

È fenomenale una miniserie che per preservarsi promette di non avere una seconda stagione. E che con le sue storie d’amore non stucchevoli, e dialoghi che sanno interrompersi prima di divenire tediosi, racconta la vita di una prodigiosa orfanella futura “regina degli scacchi”, mantenendo un ritmo teso che forse non credevamo potesse garantire. La serie ottiene quindi un successo chiaro, anche se per i più sospettosi rimane ancora inspiegabile.

Ad aspettarsi il trionfo erano forse il regista Scott Frank (che ha familiarità tanto con i drammi quanto con i film d’azione), e i suoi attori, cioè chi la sceneggiatura la conosceva. Accanto alla protagonista troviamo Harry Melling, che per noi rimarrà per sempre l’odioso cugino di Harry Potter, e un affascinantissimo Thomas Brodie-Sangster (Nanny McPhee, Maze Runner, Il Trono di Spade). Ad interpretare la madre adottiva della protagonista è invece Marielle Heller.

La regina degli scacchi - Photo Credits: Hall of Series
Isla Johnston, interprete della piccola Beth e Mr Shaibel (Bill Camp) – Photo Credits: Hall of Series

Beth Harmon

Elizabeth, Lizzy, Beth o semplicemente Harmon. Cambia tanti nomi fin da piccola, ma quello che finisce in prima pagina su riviste e giornali, viene pronunciato con paura dagli sfidanti e riecheggia nelle nostre orecchie è Beth Harmon. Strana e silenziosa ragazzina prima, giovane donna dagli occhi enormi dopo. In orfanotrofio, dove finisce dopo la tragica morte della madre, Beth scopre perché vivere grazie all’incontro con un custode, il signor Shaibel (Bill Camp).

Apparentemente irriconoscente verso l’uomo che per primo provò sulla pelle il suo talento fuori dal comune, Beth vivrà invece ogni partita secondo il suo insegnamento più importante. Se la vorticante scalata verso il successo non le permetterà di avere il controllo sulla sua vita, tra tornei cittadini e viaggi in giro per il mondo accompagnata dalla prorompente madre adottiva, al contrario nel gioco capirà sempre quando fermarsi.

La regina degli scacchi - Photo Credits: Telefilm Central
Il campione Vasily Borgov (Marcin Dorociński) e Beth Harmon – Photo Credits: Telefilm Central

Il dramma dell’intelligenza

Che poi la frontiera tra vita e gioco sia estremamente sottile per Beth, è un dato di fatto. Nell’America vintage degli anni ’60 in cui si muove, passando per il Messico fino alla tappa finale, la fredda Unione Sovietica, terra dei signori degli scacchi, la costante è la scacchiera. E non quella che utilizza per annientare i suoi avversari. Ma quella che la sua mente infaticabile proietta la notte sul soffitto, facendovi muovere pedine velocissime.

La realtà non destabilizza quindi il fragile equilibrio di questa donna con cui, nonostante tutto, riusciamo ad identificarci. La politica, la religione e i pregiudizi del mondo di uomini in cui deve vincere non riescono ad intimorirla, poiché a tutto può opporre la sua intelligenza. Un’intelligenza sostenuta poi da una sensuale femminilità della quale non si priva, ma che sceglie anzi di valorizzare. Perché l’indifferente Beth Harmon sa fin da quando vede una scacchiera per la prima volta cosa vuole. E quello che vuole è semplicemente giocare a scacchi.

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Manuela Famà