Basta ai femminicidi, ecco il motivo che ha spinto le donne a riunirsi a Cancùn in Messico, lunedì 9 Novembre. Armate della sorellenza e solidarietà femminile sono scese in piazza dopo l’ennesimo dei femminicidi, quello della ventenne Bianca “Alexis” Lorenzana, il cui corpo privo di vita è stato ritrovato domenica. La polizia reprime la manifestazione, come accade abitualmente, sparando sulla folla.

Il racconto della manifestazione contro i femminicidi

Il numero di femminicidi in Messico è elevatissimo e le donne decidono di riunirsi davanti la sede del Palazzo Governativo di Cancùn. Un unico grido le unisce: si chiede di porre fine a questa assurda mattanza di donne innocenti. No es una semo todas, sottolinea la sorellanza, è il grido con cui si invoca di predisporre gli strumenti per prevenire nuovi femminicidi. Tra i presenti ci sono le amiche e gli amici di Bianca “Alexis” Lorenzana, strappata dalla vita a soli vent’anni. I report della manifestazione contro i femminicidi raccontano di alcuni vetri rotti e scritte sui muri ma, soprattutto, di una risposta di sproporzionata violenza da parte della polizia. Quelle che dovrebbero essere le forze dell’ordine sparano sulla folla, mettendo i manifestanti in fuga e facendoli disperdere per le vie della città.

La testimonianza di una ragazza presente

Una ragazza di soli 17 anni, presente come partecipante attiva alla manifestazione contro i femminicidi in Messico, racconta che la Polizia inizialmente seguiva pacificamente la folla. Ad un tratto, in maniera improvvisa e inaspettata, si sono uditi i primi spari. La testimone specifica che inizialmente era convinta si trattasse di proiettili di gomma. In seguito tra lo sgomento e l’agitazione ha capito che erano, invece, pallottole. La ragazza ha, inoltre, commentato:

Hanno schierato molti più agenti stavolta per provare a spaventarci, ma non eravamo spaventati. La nostra paura è rabbia adesso”

proteste contro i femminicidi in messico
Proteste contro i femminicidi- Photo credit: web

Questo è solo l’ultimo episodio

Quanto accaduto lunedì scorso è solo la punta dell’iceberg. In numerose manifestazioni contro i femminicidi la polizia è solita usare la violenza e i lacrimogeni. E’ accaduto a metà settembre nella municipalità di Atizapán, a Città del Messico, invece, durante la Giornata Internazionale per l’Aborto Sicuro. Da ultimo domenica scorsa, nella municipalità di Cuautitlán, la polizia ha sparato lacrimogeni verso un gruppo di persone che protestavano contro il femminicidio di una ragazza di 17 anni.

I femminicidi in Messico

In Messico vengono uccise circa dieci donne al giorno, tra gennaio e agosto sono 2500 sono le donne morte per mano di un uomo. Durante il lockdown, nel solo mese di Aprile, si sono state registrate 21.722 chiamate di emergenza per violenza contro le donne. Il presidente messicano, Andrés Manuel López Obrador minimizza pubblicamente l’accaduto, negando la veridicità dei dati, e accusando le attiviste di essersi alleate con i suoi oppositori politici conservatori.

L’atteggiamento delle istituzioni non può che far rabbia: non soltanto non sono in grado di porre fine a questo massacro di innocenti, ma non ne riconoscono nemmeno la gravità. Le istituzioni messicane sono sorde al grido delle numerose donne uccise per mano di uomini violenti. I numeri continuano ad aumentare. Le donne messicane sono arrabbiate, sono determinate e hanno ragione.