Le BRAVE GIRLS cercano di muovere le fila del dibattito sul “femminicidio” e di comprendere le ragioni del fenomeno e delle sue opposizioni ideologiche.

Cos’è il femminicidio? Come mai ultimamente questo termine è così circondato da polemiche e dibattito?

Dall’inizio dell’anno abbiamo riscontrato numeri piuttosto allarmanti sulle incidenze di femminicidio e violenza domestica in Italia, tuttavia sembra ugualmente che il fenomeno sia non solo sottovalutato, quanto proprio messo in discussione come tale.

Quello che da molti estremi di dibattito è emerso è principalmente una forte confusione su cosa sia effettivamente il femminicidio e la conseguente prospettiva femminista d’analisi al fenomeno.
Procedendo con ordine, c’è bisogno innanzitutto di identificare il femminicidio in una chiara definizione così da spiegare come mai non ha ragion d’essere lo spaculare “maschicidio” , termine divulgato fantasiosamente da Libero.

Femminicidio: una donna che muore?

L’equivoco più comune è quello di equiparare il femminicidio alla morte di una donna. Qualsiasi donna vittima di una violenza o uccisa non è catalogabile nella definizione di femminicidio.

Il termine femminicidio è un neologismo che costituisce un sottoinsieme della totalità dei casi di omicidio aventi un individuo di sesso femminile come vittima.
Esso identifica i casi di omicidio doloso o preterintenzionale in cui una donna viene uccisa per motivi basati sul genere.

Questa è una definizione generale che si trova tranquillamente ovunque: da qui possiamo vedere non solo come non si comprenda la totalità di violenze subite dalle donne ma che la specificità di queste ultime sia esplicitamente evidenziata. Quindi, vediamo di capire cosa si intende per “motivi basati sul genere“.

Femminicidio e “Maschicidio”:

Quindi no, una donna che viene investita da un qualsiasi uomo ubriaco alla guida non è femminicidio. Una donna che viene investita dall’ex ragazzo vedicativo e rabbioso invece, è definibile femminicidio.

I numeri di Libero (secondo cui le violenze domestiche si equvalgono tra uomini e donne, e secondo cui le donne “killer” sono quasi al pari degli uomini) non sono sufficienti nè a smentire la veridicità sociale del femminicidio come fenomeno nè tantomeno a legittimare l’esistenza di un presunto “maschicidio“.

Alcuni recenti studi Statunitensi circa un quarto degli omicidi commessi ogni anno sono perpetrati contro le donne, di cui un terzo per mano del partner. Di rimando, la prospettiva speculare non supera il 3% (Fox & Zawitz, 2007).

Questo perchè, appunto, le condizioni tali per cui un omicidio è definibile come femminicidio sono molto particolari, di natura sociale e legate al genere. Non capire queste premesse può portare a sottovalutare o, peggio, addirittura negare il problema.

Femmicidio e Femminicidio:

Una divisione interna che non tutti conoscono è ad esempio quella tra femminicidio e femminicidio:

  • Femmicidio: dall’inglese femicide, è un termine di stampo criminologico introdotto per la prima volta dalla criminologa femminista Diana H. Russell in un articolo del 1992. Indica le uccisioni delle donne da parte degli uomini per solo il fatto di essere donne. La studiosa evidenzia nella struttura e nel movente dei delitti degli “atteggiamenti o pratiche sociali misogine”.
  • Femminicidio: dallo spagnolo feminicidio, è stato usato nel 2004 dall’antropologa messicana Marcela Lagarde con lo scopo di attirare l’attenzione sulla drammatica situazione dalle donne in Messico, in particolare nella zona di Ciudad Juárez. Così il concetto di femminicidio è diventato oggetto di studio anche di altre attiviste dell’America Centrale acquisendo ben presto una diffusione globale. Il termine racchiude un significato molto più complesso e supera la definizione ristretta di femmicidio. Da qui sua pretesa a focalizzarsi soprattutto sugli aspetti sociologici della violenza e sulle implicazioni politico-sociali.

Sappiamo quindi (adesso!) che il femminicidio non è solo una versione al femminile dell’omicidio, ma che si basa su dinamiche sociali che si stanno studiando e che sono peculiari del rapporto verticale che è instaurato socialmente dall’uomo sulla donna.

Cause sociali del femminicidio:

Le analisi femministe sulla violenza contro le donne si concentrano sulla struttura delle relazioni umane nella cultura attuale, di stampo Patriarcale (Adinkrah, 1999; Bograd, 1988) in cui le possibili motivazioni di tali atti prendono in considerazione proprio le relazioni sociali di genere e le dinamiche interne di potere tra uomo e donna (Hunnicutt, 2009).
In un’opera classica , Feminist Perspectives on Wife Abuse, Bograd (1988) scrive:

“come femministe, crediamo che le istituzioni sociali del matrimonio e della famiglia siano speciali contesti che tendono a promuovere, mantenere e persino supportare l’uso della forza fisica da parte degli uomini contro le donne ”

Più nel dettaglio, vediamo come il comportamento violento esercitato da un uomo contro il suo partner è guidato dal desiderio di mantenere il potere e il controllo coercitivo su di lei (Yllö, 1993). Per quanto ci si sforzi di ricondurre quindi la natura del femmicidio a cause passionali (es. la gelosia!), queste non sono che la punta di un iceberg: questa teoria avvicinerebbe molto di più il movente a dinamiche di potere, di un potere tipico del patriarcato. Si tratta di un potere tipicamente legato al genere, ma non per motivazioni biologiche: gli input cui sono quotidianamente sottoposti gli individui sarebbero quindi differenziati per genere, in una relazione continua di influenza e costruzione dell’identità in cui si interiorizza la concezione verticale di dominio culturale dell’uomo sulla donna.
Questo non solo spiegherebbe la perpetrazione, in quanto è il risultato di una dinamica strutturalmente concessa (in un latente diritto a mantenere il controllo sulle donne) ma spiegherebbe anche la vittimizzazione delle ultime, considerando il ruolo esercitato delle donne in una relazione violenta in cui la sottomissione, anche se solo temporaneamente, può essere il mezzo necessario per sopravvivere.

Homo Homini Lupus:

L’uomo quindi è per natura cattivo, possessivo e violento? Noi BRAVE GIRLS non siamo d’accordo, cosa che invece emerge dal dibattito critico sulla prospettiva femminista del femmincidio. Richard Felson, professore di Criminologia alla Pennsylvania State University, considera la prospettiva femminista come un’errore, una esagerazione basata sulla presunta natura più aggressiva dell’uomo che, in concomitanza con la scelta di un partner disfunzionale in una dinamica tossica (dove è anche la donna ad essere responsabile d’aver scelto “un compagno a lei simile“) porta ad una violenza che non è troppo diversa da quella di ogni altra relazione di abuso. Negando quindi una vasta tradizione sedimentata di cultura patriarcale, e appiattendo la discussione ad un allarmismo senza fondamenta.

Il Patriarcato:

Innanzitutto la cultura Patriarcale non è solo una prospettiva femminista, ma una realtà storica innegabile: dalla differenza di materiale ideologico nell’industria moderna, dove vediamo sugli scaffali giocattoli per pulire destinati alle bambine e spade e scudi destinati ai bambini; che poi diventano serie TV e libri dove le ragazze aspirano solamente alle relazioni interpersonali mentre i ragazzi vivono incredibili avventure, per finire poi con il dislivello ridicolo tra partner uomo e donna nella gestione della vita domestica. Infine vale la pena citare le vere e proprie differenze di salario in base al genere. La cultura del Patriarcato poi, è trasversale al sistema economico e si è diffusa in tutte le epoche: dal diritto di voto concesso prima agli uomini che alle donne, il matrimonio combinato con conseguente verginità pre-matrimoniale imposta (alle donne, ovviamente!), la repressione del piacere femminile, il concetto così deliziosamente separatista di gineceo nella Grecia Antica!

Uno sguardo al passato, verso il futuro:

Il dominio culturale del maschile sul femminile è stato e, fortunatamente, non sarà per sempre. Innegabile è al momento una maggiore fluidità di queste posizioni, ma questo non basta a negare la tradizione storica di una cultura dominante al Maschile. Da qui si può quindi iniziare a capire la prospettiva di genere dei delitti di matrice femmincida.

Non solo il femmincidio:

A questo proposito il femminicidio è catalogato, secondo L’European Institute of Gender Equality, in una categoria più ampia di abusi sulle donne, che comprende: femminicidio, stupro, violenza domestica. Questa definizione non vuole escludere in toto gli uomini da questo tipo di delitti (abbiamo visto come Jhonny Depp è stato egli stesso vittima di abusi domestici ultimemente) ma analizzare le cause – che affondano in una dinamica squilibrata di genere – per cui ha potuto emergere una simile tendenza.

Come si evince dalle definizioni, il concetto di potere e permeante. Lo stesso stupro, anch’esso erroneamente associato ad impulsi di natura passionale, è probabilmente più una questione di controllo che di erotismo.

Il Genere come concetto nel femminicidio:

Lo studioso Websdale nel 1999 descrive gli abusi domestici come:

un affare profondamente di genere”

In particolare, gli uomini di solito uccidono in seguito a un modello di abuso in corso. Possono però uccidere anche a causa di un allontanamento da parte di un partner femminile. Dall’atlra parte, le le donne generalmente uccidono i loro partner maschi per autodifesa o eccesso autodifesa (studi: Browne et al., 1999; Campbell, 1992; Daly & Wilson, 1988 ; Dawson &
Gartner, 1998; Paulsen & Brewer, 2000; Rosenfeld, 1997; Smith et al., 1998; Swatt &
Lui, 2006)
.

Un po’ di dati:

Altri dati ci confermano come le donne hanno maggiori probabilità di essere uccise dal loro intimo partner maschile che da qualsiasi altro tipo di autore. ( Studi: Browne et al., 1999; Browne & Williams, 1989; Dawson & Gartner, 1998; Paulsen & Brewer, 2000; Wilson, Johnson e Daly, 1995).
Altri ancora mostrano come le donne hanno almeno il doppio delle probabilità di essere uccise dai loro partner se maschi (Browne et al., 1999; Paulsen & Brewer, 2000; Puzone, Saltman, Kresnow, Thompson, & Mercy, 2000).
La ricerca sulla violenza domestica ha anche scoperto che la morte di un intimo
per mano di un partner è spesso il risultato di violenze continue o continue nella relazione (Browne, 1987; Campbell, Glass, Sharps, Laughon e Bloom, 2007; Goetting,
1991; Smith et al., 1998). Il tutto ancora a comprova del legame a doppio filo tra cultura Patriarcale sedimentata e abusi, piuttosto che di impulsi e passioni violente di natura estemporanea.

Femminicidio ed empancipazione femminile nella società contemporanea:

Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che non è altro che conseguenza di un più ampio sistema oppressivo e iniquo. Tuttavia dalla società contemporanea sta emergendo la spinta a fluidificare la dicotomia di questo sistema, e quindi (forse) anche a smussarne le conseguenze più violente.
Negli studi sul femminicidio di Dobash, Wilson e Daly del 1992, per esempio, citiamo:

“Gli uomini spesso uccidono le mogli dopo lunghi periodi di prolungata violenza fisica accompagnati da altre forme di abuso e coercizione; i ruoli in questi casi sono raramente invertiti ”

La dinamica di potere “invertita”?

I sostenitori dell’uguaglianza di genere sostengono che la vittimizzazione femminile è il risultato della posizione avvantaggiata degli uomini nella società e del loro interesse a mantenere questa posizione spesso usando la violenza.
Stando a quest’analisi, si può teorizzare che con i progressi nell’uguaglianza di genere si dovrebbe ridurre il rischio di femminicidio, poiché gli uomini “perdono” gradualmente la capacità di controllare le donne.
Ma i numeri dicono altro: man mano che le donne ottengono l’uguaglianza con conseguenti cambiamenti nel loro lo stile di vita, sono a maggior rischio di abuso.

Una spinta di reazione:

Probabilmente c’è sempre il possibilità che si sia verificato una sorta di “contraccolpo” quando le donne hanno cominciato ad ottenere lo stesso status degli uomini. Il loro avanzamento è stato visto come una minaccia. In questa visione, perfettamente integrata con il concetto di violenza strutturata socialmente, un tale contraccolpo comporterebbe un aumento del rischio di vittimizzazione violenta e, di conseguenza, di femminicidio

In conclusione:

Ci sarebbe ancora molto altro da dire, e noi BRAVE GIRLS ci riserviamo la possibilità di tornare sull’argomento, ma questo primo focus voleva avere un intento molto chiaro.
La definizione di femminicidio come sottoinsieme dell’omicidio, da non indentificare come semplice omicidio di persone di sesso femminile, nè da liquidare come semplice impulso passionale. Si parla di un fenomeno le cui radici affondano molto in profondità nella cultura umana, una cultura che si perpetua nell’educazione e nella cultura, nella politica e nell’economia; ma che non per questo è immutabile. Riconoscere insieme le radici sociali specifiche di questo fenomeno può essere un primo passo per non fraintenderlo e, come prima cosa, accettarlo.


Solo in questo modo è possibile gettare le basi per il superamento.

Articolo di: Rae Mary
Artwork: Rae Mary

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