La Fabbrica di cioccolato è un racconto che oggi definiremmo fantasy, che già dal titolo fa sognare. Quando Roald Dahl scrive questa pietra miliare della letteratura infantile, è nel pieno della sua seconda carriera. Nella prima infatti era pilota, ma questa esperienza si conclude con un brutto incidente durante un atterraggio di emergenza mentre sorvola il deserto. Dagli anni ‘40 dunque, Roald Dahl inizia il suo percorso da scrittore, raccontando attraverso i suoi piccoli ma grandi personaggi esilaranti e originali vicende. Nel 1964 viene pubblicato per la priva volta il romanzo La fabbrica di cioccolato, reso ancora più celebre dalle diverse trasposizioni cinematografiche degli anni a seguire.

L’avventura nella Fabbrica di cioccolato

Tutto inizia con una descrizione strappa lacrime del protagonista della storia, Charlie Bucket, della sua numerosa famiglia e della baracca dove vive ai confini della periferia. Le condizioni di vita disagiate, l’estrema povertà e la fame sembrano posarsi nel libro, come una eco della tradizione iniziata decenni prima da Charles Dickens in Oliver Twist.

La svolta arriva quando Charlie, con i risparmi dei suoi cari nonni, compra una tavoletta di cioccolata e trova uno dei cinque biglietti d’oro per accedere alla Fabbrica di Cioccolato del signor Willy Wonka. Gli altri quattro biglietti sono il lascia passare per l’introduzione di veri e propri antagonisti nella storia.

Gli antagonisti e la critica agli adulti

I quattro bambini che entrano nella Fabbrica di Cioccolato con Charlie vengono gradualmente messi fuori gioco lungo il percorso per colpa delle loro ossessioni. Tra viziati, tele-dipendenti, golosi e arroganti ognuno di loro mostra il proprio vizio e, come per una velata legge del contrappasso, viene punito, seguendo la tradizione del romanzo Ottocentesco.

La Fabbrica di cioccolato. Gli Umpa Lumpa dell'illustratore Quentin Blake. Photo credits: web.
La fabbrica di cioccolato. Gli Umpa Lumpa dell’illustratore Quentin Blake. Photo credits: web.

Roald Dahl inizia proprio all’interno della Fabbrica di cioccolato un’aspra critica agli adulti, che tornerà in molte altre sue opere. L’autore se la prende con genitori e tutori, veri artefici delle colpe di bambini. Vede in questi infatti delle figure spesso ostili e ingrate, che non conducono come dovrebbero i più piccoli verso sani principi. Nella Fabbrica di cioccolato, ogni genitore infatti rispecchia il proprio figlio, talvolta nell’estetica, tal altra nell’attitudine e insieme falliscono, condividendo i loro vizi.

La Fabbrica di cioccolato e il risvolto autobiografico

Come Charlie Bucket, l’autore non vive una giovinezza rosea. Frequenta collegi molto severi e conserva quella malinconia, che caratterizza anche il protagonista. Ma nella Fabbrica di cioccolato, Roald Dahl introduce un ricordo felice della sua infanzia. Dopo essersi trasferito dal Galles in Inghilterra, entra in contatto con la famosa ditta di produzione di cioccolato Cadbury. Questa, per testare i suoi prodotti da immettere nel mercato, segue una pratica molto originale. Invia agli alunni della Repton school, tra i quali appunto Roald Dahl, i nuovi dolciumi e dei foglietti per votare i migliori. Ottima strategia di marketing: fa scegliere ai suoi maggiori consumatori i futuri prodotti da comprare.

Stile e riproduzioni della Fabbrica di cioccolato

Attraverso un linguaggio estremamente creativo, il ricorso all’invenzione di simpatici neologismi e alla composizione di celebri canzoni in rima, Roald Dahl compone un capolavoro, destinato a entrare nella storia. Charlie si fa foriero della morale del racconto. L’umile ragazzo, che non si lega ai beni materiali e conosce il senso della rinuncia, alla fine vince ed eredita la gestione della fabbrica insieme alla sua famiglia.

I personaggi stravaganti come Willy Wonka il proprietario della fabbrica e gli Umpa Lumpa, hanno contribuito alla volontà di trasporre il romanzo in film. La prima versione molto celebre è quella di Mel Stuart del 1971, intitolata Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato. Mentre la più recente, è quella diretta da Tim Burton nel 2005, dove il proprietario della fabbrica è reso attraverso una magistrale interpretazione di Johnny Depp.

Claudia Sferrazza

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