Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Abbiamo deciso di dedicare i prossimi tre racconti al Natale. Abbiamo deciso di immergerci immediatamente nel clima natalizio ispirandoci ad un’antica leggenda napoletana su uno dei pastori tipici del presepe napoletano. Si tratta della zingara la cui leggenda è stata reinterpretata in chiave moderna.

La zingara, l’inizio

Non sapeva ancora come ci era finita in quel piccolo buco di periferia e perchè aveva iniziato ma sapeva che sarebbe stata solo una cosa momentanea in vista del suo debutto sui set di tutto il mondo. Eppure Stefania Cuomo si dedicava con passione al suo mestiere di indovina. Nel quartiere ormai era nota per tutti come la zingara anche se in fondo era solo di un piccolo paese di provincia. Se lo ricordava da sempre quel posto in cui aveva vissuto la sua infanzia e la sua adolescenza. Ripensava a quella famiglia che aveva perduto inseguendo le luci della ribalta. In quel piccolo paese il mestiere d’attrice era visto come frivolo e per donne non per bene. Per questo Stefania di vedute più aperte aveva litigato con la famiglia che aveva deciso di allontanarla.

Eppure adesso ci pensava ancora quando il suo improvviso girovagare nei ricordi fu interrotto dal suo del campanello che preannunciava un nuovo cliente. “Buongiorno si può?” disse poco do un signore anziano che arrancava con un bastone. “Cosa volete sapere?”, chiese Stefania, “giorno della morte, amore, soldi?”. Il vecchietto la fissò accomodandosi ad una tavola con un mazzo di carte. Stefania in cuor suo si preparò a recitare come se sempre quella parte in cui si era calata, quella parte con false vaticinazioni con cui cercava di dare in cambio di pochi spiccioli qualche speranza alla gente. “Questa è l’ultima volta”, si ripetè tra se aggiustandosi i lunghi capelli castani. “Non sono qui per farmi leggere le carte”, disse sorprendentemente l’anziano signore, “il vecchio Gabriele vi è venuto a fare un regalo. Presto nascerà un bambino e voi e la vostra famiglia sarete di nuovo uniti.

Il nipote sconosciuto

Il vecchio se ne andò via quasi subito lasciando Stefania avvolta nel dubbio e nel mistero. Sapendo con certezza di non aspettare nessun bambino non riusciva capire cosa il vecchio Gabriele intendesse. Eppure le sarebbe piaciuto tornare in famiglia, che i cuori dei suoi cari si fossero finalmente aperti gettando via l’oscurantismo di una tradizione che ai suoi occhi si era rivelata morta e stretta. Stefania non riusciva a trovare una soluzione, un bandolo che le facesse aprire la matassa, quando improvvisamente la sua mente la riportò a dieci anni prima. Si era ricordata infatti che prima di essere cacciata di casa era venuta conoscenza del nuovo amore della sorella, un tale Giuseppe con il quale si facevano già sogni di matrimonio.

Aveva quasi intenzione di andare verificare di persona ma poi presa dalla vecchia paura di esser cacciata si affidò ad una cugina. Da questa Stefania ebbe la notizia che la sorella non solo aveva sposato Giuseppe ma avrebbe dovuto partorire un figlio tra pochi giorni, il 24 dicembre. Presa da timore Stefania decise inizialmente di ignorare la cosa pensando che si trattasse solo delle fantasie di un povero vecchio solo. Eppure l’idea di riconquistare la sua famiglia non abbandonava la sua mente tanto che alla fine il 24, la vigilia di Natale, decise di chiamare la madre. “Che vuoi?, tu non sei nemmeno sua zia, tu non esisti per lei!”. Queste parole furono di fatto un avviso a Stefania a non presentarsi. Un avviso che in un primo momento le fece spezzare il cuore sotto il peso di tristi ricordi passati e repentini sensi di colpa.

Riunione di famiglia

Stefania però ad un certo decise che le lacrime versate erano fin troppe e che la lontananza dalla famiglia era durata abbastanza soprattutto con l’arrivo del nipote. Così si affannò a trovare un espediente finchè non ebbe un’idea. Chiese aiuto ad un ragazzino di strada, figlio dei suoi vicini di casa, convincendolo che in cambio avrebbe avuto dolci di Natale in quantità. Così la mattina del 25 prese il treno locale per recarsi al paesello. All’inizio non volevano farla entrare ma poi come aveva astutamente pianificato, Stefania fece credere che il suo piccolo vicino di casa fosse in realtà il figlio. Furono tutti così improvvisamente accomodanti che, forse più per il bambino, Stefania si trovò immediatamente in casa. Parlò e fu trattata come se quei dieci anni non fossero mai passati.

Anzi suo cognato Giuseppe le propose anche un audizione con un regista che conosceva per lavorare in tv. Sembrava tutto filare per filo per segno, quando, come succede spesso, le gambe corte delle bugie vennero meno. Il piccolo vicino di casa si era fatto scappare tra un dolce e l’altro ad un parente acquisito che sua madre l’aspettava da tutt’altra parte. Stefania tuttavia non si lasciò scoraggiare ma prendendo in braccio il nipote disse: “Un vecchio tempo fa mi ha detto che la mia famiglia si sarebbe riunita grazie a lui. Io e voi non ci siamo mai capiti come oggi. Io dieci anni fa me ne sono andata per seguire le mie passioni anche se questo per me non significava dover rinunciare a voi. Vi ho sempre nei miei pensieri e sempre avrei voluto chiamarmi ma non l’ho fatto perchè temevo di essere una persona non abbastanza perbene per voi. Questo bambino invece ci ha uniti. Ora facciamo in modo che sia sempre Natale”. Non ebbe finito nemmeno le parole che tutto terminò in un grande abbraccio e forse tutti avevano compreso la lezione più grande: Non si smette mai di essere una famiglia.

Stefano Delle Cave