Cultura

Imagine, storia di una canzone di John Lennon che cambiò il mondo

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. L’8 dicembre 1980 veniva ucciso da uno psicopatico a New York John Lennon. Abbiamo deciso di dedicare il racconto di oggi al mitico frontman dei Beatles ispirandoci ad Imagine, il monumentale inno al pacifismo lanciato nel 1971 e accompagnato ad un immortale videoclip.

Immagine, l’inizio

Era un’asciutta mattina di gennaio con il sole che lentamente entrava nella camera da letto spezzando tiepidamente la fredda atmosfera proveniente dall’esterno. John si era appena svegliato. Seppur quella mattina sembrava una di quella solite giornate da inizio dell’anno, qualcosa gli faceva presagire che tutto sarebbe andato in modo diverso. Inizialmente pensò di essere scombussolato dalla cattiva digestione dovuta alla pesante cena del giorno prima. Poi il respiro tranquillo di Yoko che dormiva al suo fianco gli fece capire che non era così semplice. Lentamente infatti si stavano lentamente disegnando nella sua mente immagini di un sogno vissuto la scorsa notte. Un sogno di un viaggio senza spazio e tempo. “Imagine”, sussurò tra se mentre si rivedeva leggero a volare sul mondo avvicinandosi via via, come con uno zoom, ad un luogo ben preciso, un unico e solo continente.

Dove era andato e dove era diretto e perchè quel volo? Si chiese John mentre i dubbi lo tenevano legato ancora a letto come se una catena gli impedisse di alzarsi. Ricordò, dopo difficili e faticosi tentavi di smuovere la sua memoria, un gruppo di ragazzini. Piccoli di ogni razza e ogni colore che vestiti di bianco giocavano tra di loro abbracciandosi. Si ricordò di quelle urla di gioia mai sentito prima e di quando si voltò continuamente da una parte all’altra per cercare di fermare quei bambini. Improvvisamente si accorse che al loro posto c’era una selva di mani che cercava di abbracciarlo e di unirsi a lui quando una di queste, una che conosceva bene lo portò via. Non poteva sbagliarsi perchè conosceva quella mano al tempo stesso dura e delicata che da 5 anni segnava la sua vita. Yoko, come sempre, era ancora una volta la suo fianco e ora lo accompagnava stranamente in quel mondo misterioso. Anche se stranamente lo stava conducendo contro muro con la scritta “Odio”.

Abbiamo dedicato questa puntata di StoryLine a John Lennon e alla sua Imagine
Erano avvolti da un’insolita nebbia, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

Quando t’incontrai

Un brivido di paura percorse le spalle di John poi quando la sua mano delicatamente accarezzò quella di Yoko si riprese. Non doveva avere paure di quel muro che incredibilmente li aveva uniti. John sorrise mentre si ricordò di quel novembre di 5 anni prima quando una stravagante artista giapponese esponeva le sue opere di arte moderna all’Indica Gallery. Quello che lo aveva incuriosito di più era proprio un muro dove ogni partecipante avrebbe dovuto inchiodare un chiodo con un martello. John ricordava con divertimento il litigio con il direttore della mostra e l’assoluto divieto di Yoko di mettere il primo chiodo prima del giorno dopo. John dal canto suo si era impuntato davanti a quello che sembrava un semplice divertimento da popstar poi guardando Yoko capi che era molto di più. Qualcosa a parte quel chiodo era entrato nel suo cuore tanto che disse: “Ti darò 5 scellini immaginari se tu mi lasci inserire un chiodo immaginario”.

E Yoko ancora oggi era li che portava oltre l’ennesimo muro dentro i confini sconosciuti dell’amore verso il loro Tittenhurst Park. Erano avvolti da un’insolita nebbia con la loro casa che non distingueva nitidamente tanto che John, ricordandosi l’accaduto, ebbe paura che tutto si stesse trasformando in uno stravagante incubo. Poi concentrandosi meglio non aveva più dubbi. John si ricordò che esattamente si era ritrovato nella cosiddetta “White room”, ideata proprio da Yoko, mentre era seduto al suo pianoforte.

Abbiamo dedicato questa puntata di StoryLine a John Lennon e alla sua Imagine
Cercava di ricostruire la bellissima melodia, immagine realizzata dal pittore Sergio Totaro

L’arcobaleno

Quella stanza Yoko l’aveva voluta tutta bianca come simbolo di armonia e pace in un piccolo mondo senza guerre e bandiere. John però si ricordò che inizialmente nel sogno la White Room era improvvisamente scura tanto che decise di suonare per ridare al questo posto un sorriso. Un po’ di colore in quell’atmosfera che sembrava molto triste come se ci fosse stato un funerale. Stranamente incominciò a suonare una melodia che non aveva mai sentito prima accompagnata da parole che non aveva mai detto. Parole che vagamente ricordavano un libro di preghiere avuto in regalo e qualche poesia di Yoko da cui aveva voluto da sempre trarre qualche canzone. Parole che ora John sciacquandosi la faccia cercava disperatamente di ricordare.

Tutto quello che gli venne in mente era un arcobaleno che nel sogno si poteva intravedere dalle finestre che Yoko apriva mentre la musica riportava la luce nella White room. Anzi quell’arcobaleno come rapito dalla suo sound invadeva la stanza ricoprendolo in caldo abbraccio. John continuava a suonare rapito dalla bellezza di quelle luci che coloravano il suo corpo e da quel suono melodioso in quel posto dove era lontano da qualsiasi reale emozione.

Imagine there’s no heaven

Si stava completamente lasciando andare e volare via nell’arcobaleno quando uno sparo improvvisamente lo svegliò. John si era improvvisamente agitato ricordandosi di quell’improvviso sussulto mentre al suo pianoforte Steinway cercava di ricostruire la bellissima melodia di quella notte. D’un tratto improvvisamente disse “Imagine there’s no heaven” suonando qualche piccola ma emotiva nota. In un primo momento pensò di fermarsi per non svegliare Yoko. Poi una mano sulla spalla gli fece comprendere che era lì al suo fianco come sempre e che insieme avrebbero raccontato di quel mondo senza più barriere. John era convinto che ci sarebbe riuscito pur se sempre ci sarebbe stato uno sparo, un richiamo che li avrebbe riportati alla realtà.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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