Una voce sensuale e incantatrice, uno strepitoso talento musicale, un’eccezionale pianista. Si potrebbe dire che Tori Amos è tutto questo, e non si esagererebbe affatto. Ma Tori Amos è anche una donna che grazie alla sua arte ha dato voce a tutte quelle donne che ancora oggi una voce non ce l’hanno. Da sempre nei suoi testi tratta tematiche di fondamentale importanza, difendendo i diritti delle donne, denunciando la diseguaglianza di genere e incanalando tutta la sua energia e la sua rabbia in un messaggio di libertà, indipendenza e parità. 

Tori Amos è considerata una delle cantautrici più influenti degli anni ‘90 ed è riconosciuta come una delle personalità più rilevanti nel panorama del rock. Un suo importante merito, inoltre, è quello di aver dato un imput totalmente innovativo al cantautorato degli anni ‘70 utilizzando il pianoforte come strumento rock.

Da Beethoven ai Led Zeppelin

Un vero prodigio del pianoforte già a soli 4 anni, Tori Amos divenne ben presto un’eccellente studentessa del prestigioso conservatorio del Maryland. Il suo insegnante lodava il modo in cui Tori sapeva eseguire alla perfezione le sonate di Beethoven, sebbene egli stesso racconti che la giovane pianista si stancava ben presto del repertorio classico e improvvisamente cominciava a suonare celebri cover dei Led Zeppelin, dei Doors o di Jimi Hendrix. E’ da quel momento che inizia a scrivere canzoni. Da allora il genere rock non la abbandonerà mai.

Il successo arriva con l’album Little Earthquakes (1992): circa 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Successivamente, con il secondo album Under the Pink, verrà riconosciuta a livello internazionale come una  vera e propria sensazionale celebrità del mondo rock. E’ proprio in quest’album che comincia a parlare di quei temi che la caratterizzeranno come un’icona dell’impegno e dell’attivismo sociale

Il rapporto con la religione

Oltre ai temi di carattere femminista, Tori Amos affronta anche argomenti religiosi: il suo rapporto con la religione è piuttosto singolare. Appassionata di storia e mitologia, la musicista americana racconta nei suoi testi anche i miti dell’antichità. Ha invero dedicato un album alla dea del fuoco hawaiana.

“Credo in un Grande Spirito, in una divinità di cui Maometto, Buddha e il Dio cristiano siano parte di un tutto”. 

Nonostante l’ambiente familiare bigotto e dalla mentalità ristretta abbia portato Tori a denunciare le costrizioni di una religione che si pone in antitesi con la libertà, la cantante non ha mai rinunciato alla fede: una fede di tipo universale. Per Tori la religione acquista quasi una valenza fisica, opprimente ma al contempo ineluttabile e inevitabile. Lo scontro, la dicotomia tra libertà e religione si percepisce in canzoni come “God” o “Crucify”. Quest’ultima assume la forma di un vero e proprio “J’accuse”, poiché espone le problematiche della costrizione legata alla religione e come questa influisce negativamente nel periodo infantile e adolescenziale.

“Me and a Gun”

Esorcizzando ancora i traumi del passato e i rapporti contrastanti con una famiglia dalla religiosità morbosa e soffocante (il padre era un pastore conservatore, la madre una cherokee e la nonna una calvinista), Tori Amos rende centrali questi temi nei suoi testi. Ma oltre al conflitto legato alla religione, la cantautrice statunitense trova il coraggio di raccontare una delle esperienze più traumatiche della sua vita, accaduta ancor prima dell’uscita del suo primo album: la violenza sessuale

Nel brano “Me and a Gun” Tori racconta quell’episodio e nel raccontarlo dà voce a migliaia di donne che come lei hanno dovuto subire le violenze di un mondo sbagliato. La sua voce non ha mai smesso, già dal primo album “Little Earthquakes” di cantare i diritti delle donne e di denunciare le ingiustizie, gli stereotipi, la cultura dello stupro.

Strange little girls, un ponte fatto di musica e libertà

Il suo è un messaggio di libertà, di indipendenza delle donne e di rispetto. Poiché non si può e non si deve continuare a vivere in un mondo dove tutto ciò è ancora troppo vergognosamente lontano, Tori Amos ha anche provato a realizzare un ponte che, attraverso la sua musica, potesse collegare i generi eliminando simbolicamente le disparità: 

“In Florida stavo ascoltando un sacco di artisti maschi nelle cosiddette radio alternative e alcuni di loro cantavano di odiare veramente le donne. Ho pensato a quello che gli uomini dicono delle donne e ho voluto costruire una specie di ponte tra questi due universi, pensando che fosse il solo modo per entrare nella testa di questi uomini”.

Si tratta dell’album Strange Little Girls Cover, nel quale esegue i più famosi brani scritti e cantati da uomini, reinterpretati dal punto di vista femminile. E’ un album che attraversa vari generi musicali. Dal rock al rap al metal. Un album, 12 canzoni: la speranza di poter vedere un futuro in cui la discriminazione di genere sia solo un amaro ricordo. 

Giulia Scialò

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