Arrangiatore, direttore d’orchestra, produttore discografico, trombettista, compositore e attivista statunitense. Questa è solo una sintesi di quello che rappresenta Quincy Jones per il mondo della musica.
Nonostante abbia iniziato sin da bambino ad appassionarsi alla musica e avendo iniziato ad approcciarvisi da autodidatta con il pianoforte, il giovane Quincy aveva già capito quale fosse la sua reale strada nella vita.
Divenuto amico di un giovanissimo Ray Charles, pianista cieco che viveva vicino la sua casa a Seattle, formò un duo con lui.
Iniziarono così ad esibirsi nei locali della città e da lì in poi fu storia.

La musica era l’unica vera musa ispiratrice per Quincy, che a soli 18 anni intraprese una tournée come trombettista con la band di Lionel Hampton.
Il jazz era al centro di ogni pensiero del giovane musicista, tanto che il suo bisogno di evolversi personalmente e artisticamente cominciò presto a farsi vivo in lui.
La vera svolta nella carriera di Jones arrivò infatti quando si approcciò alla musica come compositore e arrangiatore di canzoni.
In particolare si occupò degli arrangiamenti per il disco di Helen Merril con il trombettista Clifford Brown, un vero e proprio capolavoro del jazz per critici e appassionati, oltre che una perla preziosa nella storia della musica.

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Quincy Jones, il successo come arrangiatore e compositore

La fama del giovane arrangiatore cominciò a crescere nell’ambiente, così che artisti come Count Basie, Sarah Vaughan, Betty Carter, Dinah Washington, Gene Krupa e il suo amico d’infanzia Ray Charles gli chiedevano nuovi arrangiamenti per i loro pezzi. In particolare Jones divenne uno dei principali arrangiatori di Basie, per il quale si occupò della maggior parte dei brani.
Formò poi una propria band e diede inizio alla sua carriera discografica. Mentre girava l’Europa con la sua band, diventò direttore musicale della Barclay Disques scrivendo arrangiamenti per i maggiori jazzisti francesi.
Nel 1964 lavorò anche in Italia, arrangiando il 45 giri di Tony Renis Cara fatina/Lettera a Pinocchio, lavorando con Phil Ramone come tecnico del suono. Il disco venne inciso in sette lingue e pubblicato in molte nazioni.

Trasferitosi a Los Angeles si occupò poi di colonne sonore a tempo pieno. Celebri sono La vita corre sul filo (1965, di Sydney Pollack), A sangue freddo (1967, di Richard Brooks), La calda notte dell’ispettore Tibbs (1967, di Norman Jewison), L’oro di Mackenna (1969, di J. Lee Thompson), Fiore di cactus (1969, di Gene Saks) e Getaway! (1972, di Sam Peckinpah).
Polistrumentista e dedito al mondo della musica a 360 gradi, in tutte le sue sfaccettature: Quincy Jones ha dimostrato di poter dare alla musica un contributo mai visto prima. Esordì come produttore discografico, si dilettò nel mondo del pop per Frank Sinatra, Michael Jackson e molti altri. Il suo contributo nel mercato musicale è stato ed è fondamentale, grazie alla sua capacità unica di saper miscelare generi, comporre melodie e riconoscere la scintilla del successo. Quincy Jones è una vera e propria leggenda della black music e oggi più che mai il suo lavoro deve essere riconosciuto e omaggiato.

Nicole Ceccucci