Christine de Pizan fu una scrittrice, storica e femminista vissuta nel XIV secolo, considerata la prima scrittrice di professione della storia e la prima storica laica. Nacque oggi 657 anni fa, motivo per cui Google le ha dedicato un doodle, che prende il posto del logo tradizionale di Google in occasioni speciali.

Si definiva una “femme italienne”, Christine De Pizan. E italiana lo era di nascita: ebbe i natali a Venezia nel 1364 e trascorse la sua infanzia a Bologna, dal momento che la sua famiglia era originaria di Pizzano, paesino della provincia felsinea. Poi Carlo V invitò il padre a trasferirsi a Parigi, lei e i suoi lo seguirono dopo poco. A Christine de Pizan oggi Google dedica un doodle, omaggio alla prima scrittrice di professione d’Europa, quattro secoli prima di Madame de Stael.

De Pizan nacque come Cristina Da Pizzano da una famiglia italiana. Suo padre era un rinomato docente di medicina e astronomia dell’Università di Bologna, sua madre la figlia di un consigliere della Repubblica di Venezia, città in cui De Pizan nacque nel 1365. Quando aveva quattro anni, suo padre venne chiamato alla corte del re di Francia Carlo V, e tutta la famiglia si trasferì a Parigi. Lì visse un’infanzia felice e a 14 anni si sposò, ma le fortune della famiglia si conclusero con la morte di Carlo V nel settembre 1380.

Dopo essere caduto in disgrazia, il padre di De Pizan morì. Tre anni dopo, per via di un’epidemia, morì anche il marito. A venticinque anni Christine De Pizan rimase vedova e senza risorse per vivere, trovandosi costretta a «diventare uomo», come scrisse in seguito: sua madre, i suoi tre figli piccoli e una nipote erano di fatto a suo carico.

Grazie all’istruzione letteraria ricevuta dal padre, De Pizan cominciò a scrivere per vivere. Le sue prime opere erano componimenti lirici secondo lo stile in voga all’epoca: trattavano temi personali e amorosi, ma sempre con un punto di vista femminile, definito in seguito per certi versi femminista. Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento la sua attività letteraria ricevette un buon riscontro, e De Pizan ampliò la sua cultura e pubblicò numerose altre opere di vario genere, dai poemi ai pamphlet femministi (il più famoso è La città delle dame, un elogio delle figure femminili virtuose) passando per le opere storiche.

La questione la tocca a tal punto da consegnare il suo scritto alla regina Isabella di Baviera, moglie di Carlo VI, innescando la famosa Querelle de femmes che diventerà acceso dibattito nelle stanze di corte. Quello che la De Pizan non digerisce sono le maldicenze scaturite dalle tesi contenute nelle opere in esame. “Sembrano tutti parlare con la stessa bocca, tutti d’accordo nella medesima conclusione, che il comportamento delle donne è incline ad ogni tipo di vizio”. 

Ne La città delle dame si pone l’accento sull’importanza dell’educazione femminile. Secondo l’autrice quella della donna era una presunta inferiorità culturale e non naturale, provocata dall’isolamento domestico e dall’impossibilità di imparare. “Una donna intelligente riesce a far di tutto e anzi gli uomini ne sarebbero molto irritati se una donna ne sapesse più di loro”, una delle frasi celebri della De Pizan. Che aveva ricevuto la stessa istruzione dei suoi fratelli maschi su volontà del padre, una persona colta e aperta.

A 53 anni De Pizan si ritirò in un convento. Durante il ritiro scrisse la sua ultima opera su Giovanna d’Arco, l’unica sulla futura santa ed eroina nazionale francese scritta mentre era in vita.