Emily Dickinson, una delle poetesse americane più grandi della storia. Visse una vita tranquilla, isolata, contemplando la bellezza della natura ed interrogandosi sul senso della vita. Scrisse più di 1775 poesie, delle quali solo sette furono pubblicate mentre era in vita e senza il suo consenso. Sarà la sorella, dopo la morte della scrittrice, avvenuta il 15 maggio 1886, a trovare chiuse in un cassetto le sue liriche, scritte su piccoli fogli, cuciti a mano a formare un libriccino segreto. Le poesie, così come le numerose lettere, furono pubblicate postume. Oggi è l’anniversario della sua nascita.

Emily Dickinson, una vita silenziosa in osservazione

Emily Dickinson fu una donna estremamente enigmatica, al punto tale che molti aspetti della sua vita non sono ancora pienamente compresi e sono oggetto di diverse ipotesi. Nasce in una famiglia agiata del New England, Stati Uniti, il 10 Dicembre 1830. Ricevette dalla famiglia un’educazione piuttosto libera e completa per la sua epoca. Fu proprio la sua famiglia a farsi pioniera nel promuovere l’apertura di un centro educativo per bambine, che a quel tempo raramente ricevevano un’istruzione. Fin dalla tenera età si appassiona alla poesia e amava inventare storie con le quali intratteneva le sue compagne. Continua la sua istruzione in seminario, ma al momento di concretizzare il suo percorso decide di abbandonare gli studi ed esce così da “non convertita”. Appena uscita dal seminario, torna a casa del padre dove rimane per il resto della sua vita.

La Dickinson trascorre così gli ultimi 15 anni della sua vita rinchiusa, prima in casa e poi unicamente nella sua stanza. Prende anche l’abitudine di vestirsi esclusivamente di bianco. Durante tutto quel periodo, usciva solo per recarsi nel suo amato giardino e trascorre il resto del suo tempo in isolamento. Muore a solo 55 anni per una malattia ai reni il 15 maggio del 1886. Compie la sua piccola rivoluzione isolandosi da una società cui non sente di appartenere. Le ragioni che la inducono a ritirarsi in solitudine non si conoscono. Alcuni studiosi ritengono che la scelta sia stata dettata da un amore contrastato, ma più probabilmente la poetessa, consapevole della sua impossibilità di instaurare una relazione positiva con il mondo, matura la decisione di dedicarsi in solitudine a quella che lei considera quasi una missione: scrivere poesie.

Ciascuno il suo difficile ideale / Deve raggiungere da sé / Con l’eroismo solitario / Di una vita silente

La priorità di “possedere l’Arte / dentro l’anima”

L’amore, la natura, la morte, l’eternità sono i temi della sua poesia, che l’autrice sviluppa creando un rapporto di opposti: amore/morte, natura magica/natura distruttrice, quotidiano/eterno, egocentrismo/altruismo. Le sue descrizioni sono precise, esatte nei particolari, e attraverso esse la Dickinson esprime non la semplice realtà oggettiva, ma la sua percezione e il proprio modo di essere. Il suo stile è fortemente innovativo rispetto alla tradizione poetica anglosassone del secondo Ottocento. Nei suoi componimenti Emily Dickinson sovrappone ritmi diversi, riduce la punteggiatura, costruisce una sintassi molto complessa. 

L’universo della poetessa è un “universo domestico”, fatto di insetti, fiori, vicini di casa, albe e tramonti. La morte è dolore perché lacera il legame con le persone amate, ma è un dolore temperato dalla speranza nell’immortalità. La Dickinson è originalissima nella forma e nel linguaggio. Le sue composizioni sono sempre brevi o brevissime, spesso senza un metro preciso e senza rima. Condensa in singole parole, in immagini la sua forza poetica. Utilizza una sintassi ellittica, cioè quando il soggetto oppure il predicato non vengono espressi, ma sono intuibili dal contesto. Rinuncia spesso alla punteggiatura. Queste le caratteristiche che conferiscono ai suoi componimenti una straordinaria modernità espressiva.

Poesie piene d’amore: ma per chi?

Sono tanti gli enigmi che ruotano intorno alla vita di Emily Dickinson. Uno dei più grandi misteri riguarda le 300 poesie d’amore che scrisse appassionatamente per qualcuno. Non è noto chi fosse quel grande amore, soprattutto perché non le è mai stata attribuita alcuna relazione e, di fatto, Emily Dickinson morì nubile. Alcune ipotesi pensano a Benjamin Franklin Newton, un uomo intelligente, che svolgeva il suo praticantato dal padre, che entra nella vita della poetessa per raccomandarle delle letture.

Tuttavia, questo potenziale pretendente era malato di tubercolosi e, forse a causa di ciò, fu allontanato da lei. Morì poco più tardi, provocandole un profondo dolore. L’altro uomo a cui potrebbero essere indirizzate queste poesie, è Charles Wasdworth, un pastore protestante, ma anche pianista. L’uomo era sposato e si dice che si allontanò da lei per non “cadere in tentazione”. Esiste poi, una versione molto più plausibile secondo la quale l’oggetto del suo affetto fosse Susan Gilbert, amica d’infanzia e moglie di suo fratello. Questo spiegherebbe il motivo per cui i suoi affetti erano avvolti da così tanto mistero.

Ho celato me stessa nel mio fiore. Quando dentro il tuo vaso appassirà, inattesa tu, forse, sentirai quasi una solitudine, per me.

Ilaria Festa

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