Se parliamo di teatro non può non venirci alla mente il nome di Carlo Goldoni. Egli nacque a Venezia nel 1707, da una famiglia borghese. Nelle sue Memorie Italiane l’autore afferma di esser da sempre stato predisposto all’arte teatrale, al punto da iniziare a comporre commedie all’età di otto anni. Suo padre volle però indirizzarlo alla professione di medico, alla quale il giovane Carlo proprio non sembrava essere interessato.

La sua vita non fu priva di peripezie, all’età di 18 anni venne espulso dal Collegio Ghisleri di Pavia, dove aveva iniziato a studiare legge, per aver scritto una satira contro i vizi delle ragazze della città. Proseguì gli studi presso l’università di Padova e venne abilitato alla professione di avvocato. Goldoni non disprezzava quel lavoro, ma la sua indole era devota al teatro. Fu così che con l’andare avanti nel tempo decise di accantonarlo per diventare il commediografo più importante della storia teatrale italiana.

La riforma teatrale di Carlo Goldoni

Senza Carlo Goldoni la storia del teatro probabilmente avrebbe assunto tutto un altro aspetto. Prima del suo avvento in Italia regnava la commedia dell’arte. Questa modalità di messa in scena aveva la particolarità di non essere basata su dei testi scritti, ma era quasi interamente affidata all’improvvisazione. Erano presenti caratteri fissi, le cosiddette maschere, tra cui troviamo personaggi come Arlecchino, Pantalone, Brighella, ecc.

Quello che Goldoni decise di fare fu trasformare la commedia dell’arte in commedia di carattere, basando la rappresentazione su un testo teatrale scritto. Non eliminò subito le maschere perché il pubblico del tempo vi era molto affezionato, ma diede loro una caratterizzazione approfondendo l’aspetto psicologico dei personaggi. Nel 1750 mandò in scena Il Teatro Comico, opera che servì da manifesto di questa sua nuova poetica. In pochissimo tempo la scena teatrale italiana tornò ad avere una dignità artistica.

“La Locandiera”

Tra tutte le opere simbolo di questa riforma teatrale, quella che ebbe più successo fu La Locandiera. Venne scritta nel 1752 ed andò in scena per la prima volta al Teatro Sant’Angelo di Venezia. La commedia narra la storia di Mirandolina, la quale gestisce una locanda a Firenze. Gran parte dell’intreccio si focalizza su questioni di rivalità amorosa. Tre uomini contendono infatti la mano della locandiera, che però non sembra essere davvero interessata al matrimonio.

La protagonista è un personaggio senz’ombra di dubbio innovativo. Si tratta di una donna scaltra e astuta, che ha come unico obbiettivo quello di mantenere la propria libertà. Riesce con facilità a raggirare i suoi pretendenti, riuscendo ad ottenere da loro ciò che vuole. Un altro elemento innovativo fu la totale assenza di maschere all’interno della rappresentazione. Se precedentemente sarebbe stato impensabile immaginare una commedia senza Arlecchino o Brighella, La Locandiera riscosse un grandissimo successo anche con la loro mancanza. Quest’opera testimonia l’enorme impatto che Carlo Goldoni ebbe sul pubblico del teatro italiano del ‘700.

Ludovica Nolfi

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