Dopo il riconoscimento di Putin delle autoproclamate repubbliche filorusse nel Donbass, sono scattate le sanzioni degli altri Paesi nei confronti della Russia. L’obiettivo è quello di colpire l’economia russa, a partire dagli oligarchi riconducibili all’élite del cerchio Putin, dalle banche e dal debito sovrano.

Sanzioni alla Russia: i provvedimenti occidentali nello specifico

Per evitare un conflitto su larga scala, gli altri Paesi tentano di colpire l’economia della Russia. In particolare, si cerca di affondare la più grande corporation dello stato, la VEB, e la banca militare, la Promsvyazbank. Si tratta di un provvedimento che danneggerà i cittadini di tale Stato. Inoltre, sono stati congelati i beni di cinque banche russe che finanziavano l’occupazione dell’Ucraina. Altre sanzioni vanno a penalizzare il debito sovrano. Putin non potrà più finanziare il suo debito accedendo al mercato europeo. Nel frattempo il Canada ha inviato delle truppe in Lettonia, Giappone e Australia.

Anche in questa situazione i membri dell’Unione europea si mostrano faziosi. Infatti, gli Stati membri sono ancora divisi tra coloro che vogliono “colpire duro” e coloro che prediligono delle sanzioni più deboli. In queste decisioni ha un peso importante il nodo gas, anche se l’Unione europea ha già sottoscritto un accordo con il Giappone per l’importazione di GNL in caso di riduzione o interruzione delle forniture russe.

In questa situazione di crisi, la Russia non sembra preoccuparsi delle sanzioni del resto del mondo. Il Ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha dichiarato che la Russia è abituata a ricevere sanzioni, anche quando non ce ne sarebbe alcun motivo.

Michela Foglia

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