Tina ha 22 anni ed è una ragazza di Kiev, che studia all’Università di Pisa. Ora è in Ucraina con la famiglia. Quando dieci giorni fa è tornata a casa per visitare la famiglia, la guerra è scoppiata, stravolgendo ogni piano. Suo padre, un medico di Kiev, voleva subito farla tornare indietro, verso la Polonia. Lei ha detto no: resterà in Ucraina con i genitori e con suo fratello, a fare la traduttrice.
Ucraina: la storia di Tina che resiste
Si chiama Tina Bushuieva, ed è nata da un’agiata famiglia della capitale ucraina. Sin da giovanissima si è appassionata alla cultura e alla lingua italiana, tanto che una volta messa davanti alla scelta universitaria, si è recata all’Università di Pisa per espandere la sua passione. Ora sta studiando per diventare traduttrice, il che potrebbe servire durante il conflitto, che ha deciso di restare a guardare. Non vuole andare via dall’Ucraina e abbandonare la famiglia, vuole stare a casa con loro e fare la traduttrice.
Suo padre è uno stimato medico di Kiev: un missile ha sfiorato l’edificio che ospita il suo studio. Tina si espone riguardo la situazione, fa la traduttrice volontaria, queste le sue parole riportate da Vanity Fair: «Lavoro tutto il giorno: traduco per i siti in russo i dispacci del Governo ucraino. Traduco in inglese per siti esteri. E poi in italiano. Perché la popolazione sappia davvero che cosa sta succedendo qui». Post, articoli di quotidiano, telegiornali, fonti verificate e autorizzate. «Perché l’errore più grosso che l’Europa può fare è considerare questa guerra un conflitto regionale».
Iscritta alla magistrale di informatica umanistica a Pisa, è rientrata a casa proprio nel momento sbagliato, ma è fiera di essere lì con il suo popolo. «A Kiev c’è moltissima tensione come nelle altre città ucraine. A Kharkiv hanno bombardato il Parlamento. Ma la propaganda è un’arma letale almeno quanto le bombe. I russi sui social fanno passare la narrazione che siamo noi ucraini a volere la guerra. Per questo anche tanti civili ci augurano la morte e continuano a credere a Putin. Io cerco, nel mio piccolo, di combattere tutto questo. La propaganda russa distorce la verità». E continua: «Ora siamo bloccati qui: impossibile mettersi in viaggio. Oltre alle bombe il problema è la benzina. Con la mia famiglia versiamo soldi ai volontari. È dura ma noi siamo fortunati perché siamo al sicuro. I miei amici, gli amici della mia famiglia, ci girano molti contributi. Io traduco tutto e poi si cerca di verificare queste fonti. E’ tutto quello che possiamo fare in questo momento. L’esercito russo è meno potente di quel che vuol far credere. E gli Ucraini stanno dimostrando una capacità di resistenza valorosa. Ma questa è una guerra pericolosa non soltanto per noi. E il resto del mondo deve capirlo».
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