Un periodo non certo facile per la produzione automobilistica, con una profonda crisi per il settore della componentistica. Tra i vari problemi, la transizione elettrica, di cui lancia l’allarme la stessa ANFIA, l’Associazione Nazionale della Filiera Automobilistica. Una situazione da risolvere, visto anche il notevole aumento di disoccupazione che comporterebbe. Secondo l’associazione, oggi in Italia sarebbero 73.000 infatti i posti di lavoro nella produzione di motori a combustione interna, con almeno 67.000 che verrebbero meno già dal 2024 al 2030. Una transizione che, se fondamentale per vari aspetti, andrebbe forse riconsiderata nelle sue dinamiche.
Diversi disagi al settore della componentistica per la transizione elettrica. L’ANFIA: oltre 60.000 posti di lavoro in meno entro il 2030
Tanto rivoluzionaria quanto angusta la transizione elettrica, con diversi disagi evidenziati dall’ANFIA. Un passaggio che, oltre all’aumento dei prezzi della corrente elettrica, dovrà anche tener conto del possibile incremento di disoccupazione. Secondo l’ANFIA, i posti di lavoro complessivi nella produzione di motori diminuirebbero infatti di oltre 60.000 unità entro il 2030.
Condizioni complicate per il settore della componentistica, considerando anche il pesante impatto della guerra in Ucraina. Diversi produttori ucraini di cablaggi hanno infatti ora difficoltà a servire i costruttori tedeschi di autoveicoli, strettamente collegati a molte aziende della componentistica italiana.
La stessa transizione energetica potrebbe spingere alcune aziende a riconvertirsi su altri settori:
“È necessario da una parte concentrarsi su strumenti attivi di riconversione ma immaginare anche strumenti come ammortizzatori sociali per la transizione – ha commentato Gianmarco Giorda, direttore generale di ANFIA – che dovranno accompagnare molte aziende che, anche volendo, non avranno la possibilità di riconvertirsi in altri ambiti del settore auto”.
Secondo l’associazione, è improbabile che i posti di lavoro creati dalla transizione elettrica possano compensare quelli che invece andrebbero persi.
“Questa transizione è giusto farla, ma è molto probabile che porti a un saldo in negativo in termini occupazionali nella nostra manifattura se non vengono messi dei correttivi”, ha poi aggiunto Giorda.
Per far fronte alla situazione, riporta Ansa, a Palazzo Chigi si terranno degli incontri con i produttori e i rappresentanti della filiera componentistica.
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Liliana Longoni
(credit-foto-Una serie di ID.4, le vetture elettriche già presenti nella flotta di auto della casa tedesca – Volkswagen USA)




