La ex ginnasta Alina Kabaeva sarebbe al sicuro in uno chalet di lusso in Svizzera, con i figli avuti dal presidente russo. La petizione per cacciarla dal Paese ha già raccolto oltre 60 mila firme.

La petizione che si rivolge direttamente alla Svizzera

Sarebbe da poco partita una petizione per espellere la presunta amante di Putin, Alina Kabaeva, dalla Svizzera. La ex ginnasta si starebbe infatti rifugiando in uno chalet con i figli avuti dal presidente russo. Circa 60 mila sono le persone che hanno già firmato l’appello comparso su Change.org.

«Cara Confederazione Svizzera, perché concedi la residenza ai complici del regime di Putin?», è scritto, in tedesco, nel testo della raccolta firme.
«Noi cittadini di tre Paesi: Russia, Bielorussia e la sofferente Ucraina, ci rivolgiamo alle autorità della Confederazione Svizzera con una richiesta. È noto che la figura minacciosa dell’ex atleta professionista Alina Kabaeva, è nel Paese, al riparo delle conseguenze delle sanzioni imposte alla Russia.
Il vostro Paese ha rotto la sua neutralità per la prima volta nella storia moderna, cosa che non aveva nemmeno fatto con la Germania nazista, e si è unito alle sanzioni contro Putin. E ora, entro i confini del vostro Stato, l’amante di Putin si nasconde con i suoi figli».

Gli altri crimini di Alina Kabaeva

I promotori della petizione vogliono ricordare che Alina Kabaeva è anche una criminale contro l’umanità. «E’ stata una delle pioniere del disegno di legge che in Russia è stato chiamato “Legge dei cattivi”, che ha reso impossibile l’adozione all’estero di migliaia di orfani russi». Perciò le richieste di adozione di bambini disabili già inoltrate sono poi state dichiarate non valide e i bambini che avevano bisogno di assistenza medica qualificata sono morti. Questo riportano gli ideatori della petizione.
Nel testo della petizione si chiede anche di verificare la «pulizia» dei fondi utilizzati per l’acquisto di immobili in Svizzera della famiglia. 
Un’altra petizione, che ha già raccolto oltre 900 firme, chiede di spogliare Alina Kabaeva, di tutte le sue medaglie olimpiche per la «complicità nel sostenere un criminale di guerra, assassino e tiranno che ha volontariamente ucciso uomini, donne e bambini ucraini innocenti, mentre lei, presumibilmente, vive al sicuro su un territorio democratico». La donna non sarebbe più un esempio dell’ideale olimpico. 

Beatrice D’Uffizi

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