L’Etiopia è adesso teatro di atrocità. Degli amministratori civili, appena nominati nel Tigray occidentale, e da forze regionali e milizie irregolari della vicina regione di Amhara, stanno svolgendo una “pulizia etnica” nella regione stessa.


Cosa succede in Etiopia?

Si era giunti a una tregua con i ribelli del Tigray dopo 17 mesi di guerra, proprio questo marzo.
Le ostilità tra tigrini e autorità civili sembrerebbero essere cessate, ma adesso si denunciano le atrocità perpetuate nei confronti della gente del posto.
Le forze di sicurezza e i loro alleati, hanno infatti commesso abusi contro i tigrini.
Violenze che equivalgono a crimini di guerra e crimini contro l’umanità.
La forte denuncia arriva da Amnesty International e Human Rights Watch (HRW) con un documento congiunto, intitolato “Vi cancelleremo da questa terra”. Qui si spiega come i civili tigrini abbiano subito “una campagna implacabile di pulizia etnica”, nella regione occidentale del Tigray.
Questa è una zona a lungo contesa, dallo scoppio della guerra in Etiopia nel novembre 2020.

La schiavitù sessuale e l’incarcerazione

Nei mesi successivi, diverse centinaia di migliaia di tigrini hanno subito l’espulsione dalla regione a forza. Azione “coordinata” dalle forze di sicurezza e dalle autorità civili attraverso stupri motivati dall’etnia, omicidi, fame e altre gravi violazioni.

HRW e Amnesty, nel corso di 15 mesi, hanno intervistato più di 400 persone, tra cui rifugiati fuggiti in Sudan e testimoni delle violenze che ancora vivono nel Tigray occidentale e altrove in Etiopia.
Hanno documentato omicidi, esecuzioni sommarie, e prigioni sovraffollate. Tra gli altri crimini spicca la schiavitù sessuale e lo stupro di gruppo delle donne del Tigrai, compresa una vittima i cui aggressori hanno detto che stavano “purificando” il suo sangue.
E sono gli amministratori civili appena nominati nel Tigray occidentale, ad aver compiuto queste atrocità. Ad aver partecipato sono anche gruppi regionali e milizie irregolari della vicina regione di Amhara. Amhara e tigrini sono due dei più grandi gruppi etnici dell’Etiopia, ed entrambi rivendicano storicamente la zona del Tigray.

“Le autorità etiopi hanno partecipato al silenzio”

Gli Stati Uniti, nel marzo 2021, avevano già avvertito riguardo atti di pulizia etnica sulla zona, ma le autorità Amhara avevano dismesso la questione come “propaganda”.

Ora che le atrocità sono invece venute alla luce, si chiede giustizia. Ancor peggio queste azioni si sono svolte “con l’acquiescenza e la possibile partecipazione delle forze federali etiopi”, dice il rapporto.
“Le autorità etiopi hanno negato con fermezza la sconvolgente ampiezza dei crimini che si sono svolti e non sono riusciti ad affrontarli”. Questo quanto riferito da Kenneth Roth, direttore esecutivo di HRW. 

Gli abusi subiti dalla popolazione

Diciassette mesi fa Abiy, il Primo Ministro dell’Etiopia ha inviato le truppe nel Tigray. Il motivo?
L’accusa che l’ex partito di governo della regione, il Tigray People’s Liberation Front (TPLF), stesse orchestrando attacchi agli accampamenti dell’esercito federale. Le forze federali e Amhara hanno poi catturato il Tigray occidentale, e una nuova amministrazione è stata nominata.
HRW e Amnesty riportano gli altri abusi subiti dalla popolazione. I funzionari locali avrebbero fatto di tutto per rendere ostile la zona ai tigrini, dal vietare l’uso della lingua tigrina all’utilizzo di cartelli che intimavano la popolazione di andarsene. Negarono ai residenti anche l’accesso ai terreni agricoli e agli aiuti umanitari.
Le truppe eritree, alleate con l’Etiopia nella lotta contro il TPLF, si sono poi unite alle forze Amhara.
Si sono susseguiti saccheggi di raccolti e del bestiame, e l’allontanamento dei tigrini dalle loro case. 
Migliaia di persone sono state radunate e tenute in campi di detenzione. Molti sono morti per le torture, altri per mancanza di cibo ed acqua, altri ancora per mancanza di cure.

Abiy ha promesso una rapida fine del conflitto, ma così non è stato. L’ostilità ormai si è estesa e l’elevato numero di civili morti è ancora sconosciuto. La “tregua umanitaria” dichiarata il mese scorso, ha fatto in modo che diversi aiuti raggiungessero il Tigray. Alcuni rifornimenti hanno raggiunto la regione colpita, ma i gruppi umanitari avvertono che la situazione è critica. Il cibo e i beni di prima necessità sono tuttora mancanti e serve molto più impegno per offrire aiuto alla popolazione.

Beatrice D’Uffizi

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