Con l’obiettivo di evitare di “finanziare la guerra di Putin”, il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana Mario Draghi si dirige ad Algeri per firmare un accordo sul gas che aiuterà l’Italia rendersi indipendente dai rifornimenti della Russia. L’incontro con il presidente della Repubblica algerina, Abdelmajid Tebboune sarà utile al miglioramento della cooperazione energetica tra i due Paesi.

La firma per l’accordo sul gas e la risposta della Russia

L’accordo tra Eni e Sonatrach permetterà di allontanare l’Italia dalla Russia per ricevere più gas algerino grazie al gasdotto TransMed. La sede d’inizio del percorso si trova in Tunisia per portare il metano al punto di arrivo in Italia e in particolare a Mazara del Vallo, in Sicilia.

“Non è la Federazione Russa a ricattare l’Europa con il gas, ma piuttosto è l’Ue che ricatta la Russia con sanzioni e forniture di armi a Kiev“. Questa è la reazione della Russia dalle parole della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

La posizione diplomatica di Di Maio e Conte

Ministro degli affari esteri Luigi Di Maio sarà presente insieme a Draghi in Algeria e seguendo l’esempio di Zelensky, suggerisce “È solo la soluzione diplomatica che può portare alla pace e per fare questo io credo che serva un grande coinvolgimento dell’Unione Europea che ha il dovere di promuovere tutte le azioni che servono con una grande conferenza di pace per arrivare prima al cessate il fuoco e poi dopo a un accordo legato alle questioni che sono sul tavolo”.

Giuseppe Conte condivide la posizione di Di Maio e commenta “La ferma condanna alla Russia e l’appoggio all’Ucraina non sono negoziabili. Il passaggio successivo è la prospettiva che ci diamo, bisogna lavorare costantemente per una soluzione politica. Ritengo che occorra un disegno strategico da parte dell’Ue e della Nato“.

“Credo che si sia comportata con una unità molto maggiore di quanto ci si potesse aspettare. Sono state importanti la visita di Metsola e von der Leyen. L’Europa ha fatto una scelta di campo molto significativa: stare dalla parte degli oppressi. Ora dobbiamo chiederci quanto noi siamo disposti a pagare e mettere in campo misure compensative affinché il dramma non diventi anche una terza recessione. Per fare questo c’è bisogno di un’intesa europea: qui sta il nocciolo della questione” dichiara infine Enrico Letta, segretario del Partito democratico.

Lara Luciano

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