The Bastard Sons OF Dioniso hanno pubblicato “Dove Sono Finiti Tutti”, ottavo album in studio lo scorso 8 aprile, anticipato dai singoli “Restiamo Umani”, “Squali” e “Ribelli Altrove”. Il trio che ha raggiunto il successo con la partecipazione alla seconda edizione di X Factor, dove sfiorano la vittoria ottenuta da Matteo Beccucci.
Tredici anni dopo, la band composta da Federico Sassudelli, Jacopo Broseghini e Michele Vicentini ha alle spalle una solidissima esperienza live ed un sound prettamente rock dal sapore vintage divenuto un vero e proprio marchio di fabbrica dei TBSOD. In occasione dell’uscita del nuovo progetto discografico seguito da un tour partito l’8 aprile da Roma il rock trio si è raccontato ai microfoni di Metropolitan Magazine
The Bastard Sons Of Dioniso, l’intervista
MM: Salve ragazzi, partiamo subito con il nuovo album “Dove Sono Finti Tutti”, che arriva cinque anni dopo “Cambogia”. Quanto è durato il processo creativo dell’attuale lavoro in studio?
TBSOD: Si può dire che “Dove sono finiti tutti?” è nato e cresciuto con noi in questi 19 anni di attività musicale. Partendo da “Ti piace o no”, la cui idea è del 2006, arrivando a “Restiamo umani” che abbiamo registrato a poche ore dallo scadere del tempo disponibile, questo album non può prescindere dall’ esperienza e dai dischi precedenti. Anche se per noi è stato scritto con quell’entusiasmo come fosse il primo, e nel voler dare il massimo come se fosse l’ultimo. Ammettiamo che con questi ultimi due anni di quasi stop dai concerti, per via della pandemia, siamo riusciti a trovare il tempo per dedicarci con ancora più cura alla stesura dei brani, alla registrazione e alla produzione del disco.
MM: Sempre in riferimento all’ultimo album che ha visto la luce lo scorso mese, quanto ha influito la pandemia in fase di stesura dei testi?
TBSOD: Il nostro processo di scrittura, non è cambiato con la pandemia. L’approccio alla parola e l’intenzione di trovare una chiave emotiva per estrapolare l’emozione è di per se come lo abbiamo pensato. Il nostro intento è di mantenere attuali dei testi a prescindere dal tempo in cui vengono ascoltati. Riascoltare il nostro disco precedente “Cambogia” con gli occhi del presente sorprende per la sua versatilità. Noi cambiamo, ma cambiamo anche il passato riascoltandolo.
TBSOD, il ritorno live
MM: Lo scorso 8 aprile da Roma è partito il vostro nuovo tour che sta toccando i club della penisola. Dopo un mese potete già tirare un bilancio su questa prima tranche live. Quali sono stati i vostri pensieri nel ritrovare il pubblico sotto palco
TBSOD: Il bilancio è positivo. In questo primo assaggio di Live siamo partiti dai nostri amati Music Club. Ritrovare quell’ atmosfera, il calore, le luci ed il pubblico è stato il punto d’arrivo per lasciare finalmente partire la nostra nuova musica. In queste prime date siamo stati in compagnia di Caterina Cropelli, con cui abbiamo condiviso il palco, ed è stato tutto ancora più speciale. Ora ci aspettano una gita nel profondo sud e poi i festival. Non vediamo l’ora.
MM: Durante la realizzazione di “Dove Sono Finiti Tutti” quali sono stati gli artisti che avete ascoltato e qualcuno di questi vi ha influenzato?
TBSOD: Le nostre influenze sono le più disparate. Federico nell’ultimo periodo si è invaghito di Jonathan Hulten, e gruppi di scoppiati Russi, Michele è sempre fermo al rock anni 70, o agli immancabili Queens of the Stone Age. Jacopo invece ascolta solo Radio Radicale.
MM: La copertina dell’album vi vede immortalati in uno scatto sotto un lenzuolo (intenti ad effettuare inalazioni per il naso, ndr). Come è nata l’idea?
TBSOD: L’idea è nata proprio durate un periodo di isolamento fiduciario a cui Jacopo era stato sottoposto. Lo scatto rappresenta il nostro modo di “prenderci cura” del nostro lavoro in un momento in cui si era costretti a rinunciare all’attività live. Abbiamo riversato quella energia per arrivare pronti a scoprirci quando la musica è tornata per le strade.
L’esperienza ad X Factor
MM: Ritorniamo al 2009, anno nel quale avete affrontato l’esperienza di X Factor che vi ha visti arrivare fino in fondo allo scontro finale con Matteo Beccucci. Quanto è stato importante il ruolo di Mara Maionchi nel vostro percorso e come è cambiato / evoluto il vostro approccio alla musica terminato il talent?
TBSOD: Mara è stata come quella zia pazza alla quale non si può volere male. Aveva trovato in noi qualcosa che la incuriosiva e intrigava, e per questo le saremo sempre riconoscenti. Ci ha presi sotto la sua ala e ci ha accompagnato per un po’, ma le direzioni artistiche si sono quasi subito rivelate divergenti. Dopo il talent il nostro approccio alla musica è diventato più disincantato, ma sapevamo già cosa volevamo, e lo abbiamo fatto.
MM: Dopo il talent avete avuto modo di collaborare con Gaudi che ha curato la produzione di “In Stasi Perpetua”, vostro quarto album. Raccontateci come è nato questo sodalizio e quanto ha inciso sulla realizzazione del disco
TBSOD: Gaudi era il nostro vocal coach durante il periodo di X-Factor ed è nato subito un rapporto di collaborazione che, durante il programma ci ha dato la possibilità di avere piena libertà ed appoggio artistico nell’interpretazione e nell’arrangiamento dei brani che ci venivano proposti . Questo rapporto è proseguito per l’appunto nell’album “In stasi perpetua” e per la prima volta, proprio grazie al maestro abbiamo introdotto il moog Prodigy ed arrangiamenti fatti di suo pugno. E’ stato un periodo che ricordiamo con gioia.
MM: Prima di salutarvi e ringraziarvi, vorremmo che consigliaste a noi ed i nostri lettori i tre brani che state ascoltando in questo periodo
TBSOD: Iron Maiden – The writing on the wall, Jonathan hulten – A dance in the road, Queens of the Stone Age – I appear missing





