L’autunno apre le porte a Centaurus. La nuovissima variante Covid Omicron, che porta la sigla BA.2.75, minaccia di avanzare in modo massiccio in Europa. E a settembre, secondo le previsioni, dovrebbe entrare con forza nella vita degli italiani. Centaurus fa paura perché è veloce. Talmente rapida nel contagiare che, si ritiene, diventi prevalente in poche settimane, scalzando Omicron 5, che oggi ancora occupa la prima posizione nella classifica dei contagi nazionali.

La sottovariante di Omicron 2, scoperta in India a maggio è infatti arrivata nel nostro paese lo scorso 29 luglio, quando è stata sequenziata per la prima volta in Sardegna. Un nuovo studio, condotto in Italia nell’Università dell’Insubria, e pubblicata sull’European Journal of Internal Medicine afferma che presto potrebbe diventare dominante anche nel nostro paese e guidare una nuova ondata autunnale. 

L’analisi genetica della sottovariante BA.2.75 ha indicato che le sue mutazioni la rendono ancora più efficiente nel legarsi ai recettori presenti sulle cellule umane, rispetto alle varianti comparse in precedenza, in particolare rispetto alla Omicron 5.  

«La maggiore capacità di Centaurus nel legarsi ai recettori del nostro organismo, i cosiddetti Ace2, apre nuovi scenari pandemici e identifica questa variante come possibile dominante a livello mondiale», osserva Fabio Angeli, docente di Malattie dell’apparato cardiovascolare dell’Università dell’Insubria che ha condotto la ricerca insieme a Martina Zappa, bioteconologa del dottorato in Medicina clinica e sperimentale e medical humanities dell’università.

“È molto probabile, sulla base di ciò che è successo negli scorsi anni, che in autunno ed inverno si arrivi ad un’ulteriore ripresa dei contagi. Ma se torniamo ad utilizzare le mascherine nei luoghi chiusi, a rispettare le misure di distanziamento ed effettuiamo la quarta dose, allora possiamo essere in grado di affrontarla”. Il fisico Giorgio Sestili – dalla prima ora impegnato nell’analisi dei dati della pandemia – spiega ad Huffpost quali scenari si prospettano per l’autunno ed inverno, visto il recente incremento