In un contesto internazionale e geopolitico tutt’altro che placido, ennesima e rischiosa manovra appare quella dell’Esercito degli Stati Uniti, che ha recentemente allestito (stando all’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani) una nuova base militare presso Naqara, in Siria. Dopo un’estenuante campagna militare che non ha raggiunto i risultati sperati (come la rimozione di Bashar Al-Assad), il nuovo posizionamento strategico fa riflettere sulle mire e gli obiettivi della superpotenza americana. Il governo siriano accusa gli USA di sottrarre al paese le sue risorse e di sfruttare il posizionamento militare per salvaguardare i propri interessi economici. Stando all’esecutivo siriano, la finalità di Washington è quella del saccheggio di petrolio per affrontare l’incipiente crisi energetica.
Le dichiarazioni del ministro del petrolio: “Gli Stati Uniti rubano dalla Siria l’83% della produzione giornaliera di petrolio”

Un’operazione strategica, quella statunitense, che non può non ricordare una qualsiasi manovra imperialistica ottocentesca. Il senso di tutto ciò è chiaro per il governo di Damasco, che vi intravedono un’operazione di progressivo accaparramento delle risorse naturali da parte dell’esercito statunitense, asservito al complesso militare-industriale. L’esercito ha stabilito la base, secondo il SOHR, nei pressi di Naqara, a pochi kilometri da Qamishli. Città, quest’ultima, all’esatto confine turco, in una zona che rientrerebbe nella regione del Kurdistan. Le altre due basi militari si trovano in altre regioni, lontane dalla capitale e dalla costa mediterranea. Stando sempre all’Osservatorio, alcuni gruppi armati si sarebbero mobilitati contro l’occupazione militare americana.
Sarebbero infatti state segnalate, lo scorso 3 settembre, alcune esplosioni all’interno della base militare nei pressi del giacimento di Al-Omar. Nel giacimento, stando alle forze di stanza nei pressi del pozzo, ci sarebbero state semplici esercitazioni militari. Ricordiamo però che il 20 ottobre dello scorso anno un drone colpì la base di Al-Tanf, sempre in Siria; un attacco probabilmente mobilitato dall’Iran. Quale che sia la giustificazione della presenza statunitense in un area ricca di risorse energetiche, bisogna notare che il paese stesso soffre di una notevole carenza energetica. Crisi che potrebbe (e secondo alcuni, è chiaramente) essere peggiorata dal continuo “sciacallaggio” di petrolio messo in atto dalle forze di occupazione USA.
Alberto Alessi
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