Dopo il debutto in concorso nella sezione Nuovi Orizzonti alla 79esima Mostra del Cinema di Venezia, Amanda, l’opera prima della regista Carolina Cavalli, arriva al cinema. La protagonista è interpretata da Benedetta Porcaroli che, mai come in questo film, risulta perfettamente calata nella parte di una venticinquenne che ancora vive e annaspa in quel senso di inadeguatezza che è tipico, però, dell’adolescenza.
L’importanza di un’educazione sentimentale

Amanda è una giovanissima ragazza borghese che ha vissuto la maggior parte della sua vita a Parigi, ma che dopo i vent’anni si trova costretta a rientrare in Italia. Tutti i membri del suo nucleo familiare hanno qualche sintomatico malessere: c’è il padre taciturno, la madre eccessivamente rigida, la sorella ai limiti di una crisi nervosa e la nipote, ossessionata dalla figura di Gesù.
Su Amanda, invece, grava l’ombra di un evento della sua infanzia forse casuale, forse intenzionale. Inoltre, la ragazza ha alcuni tratti tipici della personalità borderline di certo connessi, o per causa o per conseguenza, all’impossibilità di aver potuto creare delle relazioni emotive stabili con i suoi genitori e con sua sorella. Questo le ha creato evidenti difficoltà nell’istaurazione di rapporti di amicizia e di relazioni amorose. Infatti, Amanda non ha amici. Tuttavia non si rassegna a questa solitudine e, a suo modo, cerca di fare vita sociale andando ai rave o al cinema da sola, oppure uscendo con la colf sudamericana.
Amanda: «Ho sempre avuto nostalgia di un’amica senza mai averne una»
Non è sempre stata senza amiche o amici la vita di Amanda. Da piccola, prima di trasferirsi a Parigi, aveva un’amica: Rebecca (Galatea Bellugi). Così, dopo averlo scoperto dai racconti della madre, Amanda decide di andare a casa sua per provare a recuperare il rapporto. Ma non è affatto semplice: anche Rebecca non vive comunemente la sua esistenza, la potremmo infatti definire Hikikomori. La giovane coetanea della protagonista vive la sua vita in casa, passando la maggior parte del tempo chiusa nella sua stanza e la madre Viola (Giovanna Mezzogiorno) sembra assecondarla.
Amanda tenta di tutto per farsi aprire la porta di quella stanza e per alzare le sbarre delle gabbie mentali di Rebecca, e lo fa alla sua maniera, con un certo disincanto, un’ingenuità ed un’immensa tenerezza che ricordano le amicizie d’infanzia. Lei le parla del ragazzo che le piace (Michele Bravi) e che per estensione illegittima nei suoi racconti ha fatto diventare il suo fidanzato; Rebecca le confida cosa fa durante tutte quelle ore che trascorre da sola. Le due recuperano un sentimento lasciato in sospeso per anni, un’amicizia interrotta dalla distanza. Le due solitudini si incontrano e, anche se così diverse, si comprendono e si fanno forza a vicenda. Amanda cerca di aiutare Rebecca ad affrontare le sue paure, per combattere le sue battaglie, e finisce per fare i conti anche con le sue.
Amanda è lo specchio della sua generazione?
Il lungometraggio di debutto di Carolina Cavalli ha in se la freschezza di un cinema che sa ancora raccontare una storia in maniera nuova, sorprendente e sincera, esplorando contesti sociali e identità poco ricorrenti nel cinema italiano. Ne esce il ritratto di una borghesia annoiata e psicologicamente instabile, forse eccessivamente, tanto da far diventare ad un certo punto la storia surreale. Emerge il racconto di una generazione di giovani adulti ancora incantata ed incerta, ma con la voglia, alla fine, anche di crescere.
Amanda è un personaggio che accoglie in sè tanti riferimenti, ha tratti di altre sorelle. Pensiamo alle più pop come l’adolescente Lady Bird (Saoirse Ronan) o alla giovane Little Miss Sunshine (Abigail Breslin). E Benedetta Porcaroli è bravissima e sincera nella sua interpretazione. Le crediamo ad ogni frase che dice, i suoi occhi sono fortemente espressivi e sinceri. La sua fisicità e il modo furioso in cui mastica, i luoghi in cui mangia; il suo andare, continuamente andare, sempre a piedi, che ha molto a che fare con la libertà: tutto ci ricorda che è sempre impegnata a sembrare impegnata.
Alla fine ne usciamo con una domanda, una soltanto: ma davvero la borghesia è messa così male?
Giorgia Lanciotti
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