Dai dieci anni di carcere all’ergastolo, in alcuni casi anche la pena di morte. Questo rischierà in Uganda chi violi la nuova legge contro le minoranze sessuali, appena approvata dal Parlamento: che criminalizza non i comportamenti bensì la semplice omosessualità, ovvero la “identificazione” in una delle categorie vietate: persone gay, lesbiche, transessuali, queer e così via saranno punite per il solo fatto di esistere.
Una legge che prima ancora di entrare in vigore ha scatenato le proteste delle Nazioni Unite, della Casa Bianca, dell’Unione europea: unite nel chiedere al presidente ugandese Yoweri Museveni di non firmare il provvedimento.
“L’approvazione di questa legge discriminatoria – tra le peggiori nel suo genere nel mondo – è un fatto molto preoccupante”, dice Volker Turk, Alto commissario dell’ONU per i Diritti Umani: lesbiche, gay, bisessuali e altri diventerebbero criminali per il fatto di essere quello che sono, sarebbero violati i loro diritti umani e si inciterebbero le persone alla violenza”. “Profondamente preoccupata” anche l’Unione europea, che ricorda la Carta africana dei diritti dell’Uomo e il divieto di discriminazioni.
Già nel 2014 la Corte Costituzionale dell’Uganda aveva bloccato una legge simile. Il presidente Museveni sembra sulla carta favorevole, ma potrebbe non firmare per non incrinare i suoi rapporti con i paesi occidentali. Proprio da questi, secondo teorie che circolano nel Paese, sarebbe arrivata la promozione dell’omosessualità in Uganda.
I sostenitori della legge dicono di voler «proteggere i valori tradizionali della famiglia». Il segretario di Stato Usa Antony Blinken ha parlato invece di «una chiara violazione dei diritti fondamentali di tutti gli ugandesi». Sono contrarie Amnesty International a Human Rights Watch.
L’omosessualità è già un crimine in più di 30 Stati africani su 54, Uganda inclusa

Ma le norme in vigore colpiscono le relazioni tra persone dello stesso sesso, dunque atti e non modi di essere come nel nuovo testo approvato. In Uganda una vecchia legge coloniale punisce la “conoscenza carnale contronatura”. In base alle nuove norme, amici e familiari di persone LGBTQ+ avrebbero il dovere di denunciarle alle autorità.
La legge ha ottenuto il via libera del Parlamento dopo un lungo dibattito e nella sua versione finale è ancora più dura che nelle prime bozze. Il reato di “tentata omosessualità”, per esempio, comporta 10 anni di carcere – ma se è un tentativo “aggravato” la pena sale fino a 14 anni. In caso di “omosessualità” semplice si rischia fino all’ergastolo, mentre le relazioni sessuali che coinvolgono minori, malati di Hiv e altre categorie vulnerabili sono punibili con la pena di morte.
Il tema era diventato molto caldo negli ultimi tempi a causa di alcuni sospetti casi di rapporti omosessuali nei collegi scolastici, ma da tempo è diffusa in Uganda come in altri Paesi africani l’idea che l’omosessualità sia “importata” dall’Occidente: la usano disinvoltamente leader politici e religiosi che accusano gli stranieri di “corrompere” la società e la cultura locale. Gli antropologi sostengono invece che è proprio la diffusa omofobia ad avere radici esterne: importata dalle potenze coloniali che si spartirono l’Africa e rafforzata più di recente da gruppi religiosi cristiani e musulmani.





