Sarebbe stato colpito anche da un proiettile alla gamba Alessandro Parini, l’avvocato italiano vittima dell’attentato di Tel Aviv, in Israele, dove un’auto è piombata sulla folla uccidendolo e ferendo anche altre due nostri connazionali, suoi amici coi quali era in vacanza nel Paese. La circostanza sarebbe emersa dai primi esami post mortem sul corpo del 35enne romano effettuati dalle autorità israeliane e comunicate alle autorità italiane, che hanno aperto a loro volta un fascicolo di indagine per omicidio, attentato con finalità di terrorismo e lesioni. Lo rivela il Corriere della Sera precisando che le analisi avrebbero stabilito che il proiettile non sarebbe stato letale a differenza di una evidente lacerazione alla testa

A sparare probabilmente sono stati gli agenti di polizia visto che, per ammissione delle stesse autorità israeliane, l’uomo al volante dell’auto piombata a grande velocità sui turisti non era armato. Secondo quanto dichiarato dagli agenti intervenuti, l’uomo al volante della Kia, Abu Jaber, dopo l’impatto avrebbe cercato di strisciare fuori dall’auto e sarebbe stato colpito. I poliziotti hanno detto di averlo “neutralizzato” dopo averlo visto avvicinare la mano verso un’arma, che poi si rivelerà un fucile automatico giocattolo. Non è escluso che Parini possa essere stato colpito da uno dei proiettili quando era già a terra

Cosa non torna nell’attentato di Tel Aviv: il giallo sugli agenti israeliani

Dalle ricostruzioni fatte dai media israeliani non è ancora chiaro in quale momento gli agenti abbiano iniziato a sparare. E non è quindi possibile escludere che i colpi di pistola siano iniziati prima che l’auto si ribaltasse, nel tentativo di fermarne la corsa che ha poi ucciso Parini. In attesa dell’autopsia che chiarisca come sia morto il giovane professionista italiano in vacanza da poche ore a Tel Aviv prima di perdere la vita, oggi 9 aprile è prevista una Tac che potrebbe fornire ulteriori dettagli sulle cause della morte. Dettagli che riguardano anche quanto sostenuto dalle autorità israeliane a quelle italiane di cui parla il Corriere della Sera secondo cui Parini aveva un proiettile alla gamba, considerato non letale, e una ferita alla testa.

La polizia israeliana e lo Shin Bet sono sicuri del gesto volontario dell’automobilista e stanno trattando il caso “come un attacco terroristico”  ma i familiari di Abu Jaber hanno invece parlato di “un colpo di sonno”. In un video si vede auto ad alta velocità che sterza improvvisamente e scavalcato il marciapiede e la pista ciclabile travolgendo i pedoni.

Il fratello al sito Ynet ha commentato le immagini diffuse dalle telecamere di sicurezza convinto che non si sia trattato di un attentato terroristico: «Per quattro giorni e per quattro notti Yusef non aveva dormito. Può darsi si sia addormentato e abbia perso il controllo dell’automobile». Il fratello di Yusef Abu Jaber anzi sostiene che si vede dalle immagini come il 45enne avesse anche tentato di evitare i passanti. Sull’uomo non risulterebbero al momento legami con la Jihad islamica, che ha rivendicato l’attacco. Aveva sei figlie ed era nonno. In passato aveva gestito un negozio di giocattoli nella città araba di Kfar Kassem (a nord-est di Tel Aviv). Due anni prima aveva lavorato con la moglie come addetto alle pulizie in un liceo vicino Tel Aviv.