Ciao mi chiamo Enea. Sono nato in ospedale perché la mia mamma voleva essere sicura che era tutto ok e stare insieme il più possibile“. Usa queste dolci parole, a quanto si apprende, la lettera trovata accanto al bimbo lasciato nella Culla per la vita del Policlinico di Milano. L’allarme per il personale della neonatologia è scattato alle 11,40. I medici si sono trovati davanti un neonato di circa 2,6 kg di etnia caucasica, in buona salute. Accanto la lettera, che esordisce come se a parlare fosse il bebè, ma è firmata mamma.

Una mamma che usa parole di grande affetto, spiegano dall’ospedale. A quanto si apprende, parla di coccole, dice di volergli molto bene, ma di non potersi occupare di lui.

“Vivo questo evento anche come una sconfitta a livello sociale, perché in qualche modo non siamo stati in grado di intercettare una madre in grande difficoltà. Madre che, qualora ci ripensasse, siamo pronti ad accogliere e ad assistere”, ha affermato – come riportato in una nota stampa – Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico di Milano.

Neonato lasciato a Pasqua nella Culla per la Vita del Policlinico di Milano: “Se la mamma ci ripensasse siamo pronti ad aiutarla”

Vivo come una sconfitta sociale non essere riusciti a intercettare una persona in difficoltà”. “Occasioni” come il ritrovamento del piccolo Enea sottolineano come il sistema che permette ai genitori che affrontano questa decisione di poter lasciare il proprio piccolo in un ambiente protetto “sia fondamentale, perché ci permette di accogliere il bimbo e di aiutare la mamma nella sua drammatica scelta, in tutta sicurezza. Vivo però questo evento anche come una sconfitta a livello sociale, perché in qualche modo non siamo stati in grado di intercettare una madre in grande difficoltà. Madre che, qualora ci ripensasse, siamo pronti ad accogliere e ad assistere“. Sono le parole usate da Fabio Mosca, direttore della Neonatologia e della Terapia intensiva neonatale del Policlinico di Milano, in una nota in cui l’ospedale annuncia il ritrovamento del piccolo.

È una cosa che pochi sanno – commenta Ezio Belleri, direttore generale del Policlinico di Milano – ma in ospedale si può partorire in anonimato, per la sicurezza di mamma e bambino. Inoltre esistono le Culle per la vita: la nostra si trova all’ingresso della Clinica Mangiagalli e permette di accogliere in totale sicurezza un bimbo che i suoi genitori non possono purtroppo tenere con sé.”