25 Aprile, Festa della Liberazione. Oggi ricorre il 78esimo anniversario della liberazione dell’Italia dal regime nazi-fascista. La Rubrica Arte di oggi non poteva non essere dedicata a questa celebrazione. La Festa nazionale, simbolo della resistenza e della lotta partigiana, la vogliamo celebrare attraverso le opere della c.d. “pittrice partigianaAdriana Filippi.

Festa della Liberazione nelle rappresentazioni artistiche dell’epoca

R. Guttuso, Gott mit Uns, una delle raffigurazioni_1943-45_photocreidt:wikipedia
R. Guttuso, Gott mit Uns, una delle raffigurazioni_1943-45_photocreidt:wikipedia

Il 25 Aprile è il giorno simbolo che segna la fine dell’oppressione del regime fascista e la sua definitiva caduta. La liberazione della nazione che cominciò con la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino. Un nuovo inizio per l’Italia. Le oppressioni di regimi autoritari e le guerre hanno sempre privato l’uomo della sua umanità. Le brutture della guerra e le conseguenze della privazione della libertà sono raccontate da ampie pagine di storia e letteratura. Anche l’arte, però, ci può aiutare molto nel mantenere vivo il ricordo di uno dei periodi più buio della storia del nostro paese e della successiva rinascita. Se oggi possiamo definirci uomini liberi lo dobbiamo alle lotte dei nostri predecessori partigiani che resistendo alle forze nazi-fascista, hanno liberato il paese dal regime.

L’arte del periodo ci da una grossa mano nel testimoniare avvenimenti, fatti e personaggi. Sicuramente avrete sentito parlare di Renato Guttuso. Pittore che intese la Resistenza come ribellione contro la dittatura e come opposizione a tutto ciò che impedisce la libertà d’espressione dell’uomo. Fece della sua arte la testimonianza quasi diretta di quello che si viveva in quel periodo. Alla Resistenza ha dedicato una serie di disegni pubblicati nell’album “Gott mit Uns”. Si tratta di tavole illustrate che raccontano gli orrori del nazifascismo e il sangue versato per la liberazione dell’Italia. Probabilmente avrete sentito parlare anche di Giuseppe Zigaina e Emilio Vedova. Entrambi artisti che con le loro opere hanno raffigurato il sacrificio dei partigiani e la lotta alla libertà. Ma, siamo certi, pochi di voi avranno sentito parlare di Adriana Filippi. “La pittrice partigiana”, colei che Cavaliere al Merito della Repubblica, sia come partigiana, sia come artista tra i partigiani ha riportato su tela, con estrema sensibilità, momenti tragici del periodo di dominazione nazifascista.

Adriana Filippi, l’artista-reporter amica dei partigiani

Vita quotidiana-partigiana_photocredit:wikipedia
Vita quotidiana-partigiana_photocredit:wikipedia

Adriana Filippi, una “reporter di guerra con cavalletto e pennello”, come l’ha definita il generale Carlo Oberti. Originaria di Torino, il suo impegno da partigiana e “artista della Resistenza” le sono valse l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica. Appena diplomata, all’Accademia Fiorentina delle Belle Arti, lascia la residenza torinese perché già sotto i bombardamenti e si trasferisce con la madre Mariangela, compagna inseparabile, a S.Giacomo di Boves, in veste di insegnante presso la locale scuola elementare. Assistono, così, all’eccidio di Boves, prima rappresaglia nazista contro la presenza nei dintorni montani di gran parte della IV Armata che, rientrata in treno dalla Francia e bloccata dai nazisti alla stazione di Cuneo, erano scappati all’ingiunzione fascista di prestare giuramento alla Repubblica di Salò. Insieme alla madre, cerca di aiutare e portare conforto ai partigiani. La loro modesta casa viene trasformata in un piccolo ospedale ed ambulatorio, improvvisandosi infermiere, avvalendosi di mezzi di fortuna e ricorrendo anche all’uncinetto per estrarre schegge dalle ferite.

Adriana ci ha lasciato un diario e 160 opere pittoriche, che rappresentano dettagliatamente i venti mesi della Resistenza. Nei suoi quadri sono colte le scene più umane, cariche d’amore ma anche di pericolo. I quadri venivano abbozzati mentre i fatti stavano accadendo e completati più tardi. I suoi straordinari lavori documentano, così, la tragedia della guerra per i partigiani e per la popolazione. E sono oggi un documento preziosissimo per il ricordo e la memoria di quel buio periodo. Dalle scene collettive ai ritratti che ogni partigiano voleva farsi fare da lei. Rischiosi perché erano veri e propri identikit, vennero abbozzati soltanto e seppelliti nel bosco in due grosse casse. Il patto era che sarebbero stati terminati alla fine della guerra. E così è stato. Una testimonianza visiva arricchita anche dal diario personale dove l’artista si appuntava tutti i fatti più importanti.

Alcune opere importanti di Adriana Filippi

Ritratto di partigiano_1943_photocredit:wikipedia
Ritratto di partigiano_1943_photocredit:wikipedia
Mani-in-alto,Il-tenente_-comandante-Giuliano-Bartolomeo_-nel-colpo-di-Pianfei_-1943_photocredit:wikipedia
Mani-in-alto,Il-tenente_-comandante-Giuliano-Bartolomeo_-nel-colpo-di-Pianfei_-1943_photocredit:wikipedia

Abbiamo scelto per voi alcune delle opere più belle dell’artista. Tre ritratti, eseguiti tutti su carta con carboncino. Uno dei quali è particolarmente importante perché è il ritratto su carta del comandante Vian. Aveva solo 27 anni quando, dopo essere stato catturato e torturato, il 22 luglio 1944, venne impiccato a Torino con altri compagni, i corpi esposti per una settimana a monito della popolazione. Gli altri sono due oli su cartone. Uno ci restituisce una desolata città in fiamme e l’altro ci regala un momento di vita intima e quotidiana dei partigiani nei momenti in cui non combattevano.

Ignazio-Vian_-Primo-comandante-della-Banda-Boves, 1943_photocredit:wikipedia
Ignazio-Vian_-Primo-comandante-della-Banda-Boves, 1943_photocredit:wikipedia

un grande affresco di storia popolare che balza fuori dai ritratti, dalle scene di guerra, dai quadri di ambiente; è la testimonianza migliore, resa senza enfasi o retorica, delle realtà di un movimento che nacque dalla rivolta di uomini semplici mossi esclusivamente da un’esigenza di libertà e giustizia

Sandro Pertini nel Novembre 1978, visitando la città di Boves.
Visione-di-Boves-in-fiamme, 1943:photocredit:wikipedia
Visione-di-Boves-in-fiamme, 1943:photocredit:wikipedia

Ilaria Festa

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